Canada

Cusma, nuovo attacco di Trump. LeBlanc vola a Washington

TORONTO – “Gli Stati Uniti non hanno bisogno del Cusma, a differenza del Canada e del Messico”. A ribadirlo è stato per l’ennesima volta Donald Trump, in un’intervista concessa ieri mattina a Fox News, durante la quale il presidente americano ha difeso con forza la sua politica dei dazi doganali che – a suo dire – avrebbe garantito una nuova stagione dell’oro dell’economia americana.

“Il Cusma non mi interessa – ha sottolineato l’inquilino della Casa Bianca – in realtà nemmeno lo voglio, preferisco essere indipendente. Il Canada e il Messico hanno bisogno di noi, mentre noi non abbiamo bisogno di loro”. Una linea di pensiero – quella del tycoon americano – del tutto coerente con quanto fatto negli ultimi mesi nei quali gli Stati Uniti hanno scelto l’approccio dell’intransigenza che ha impedito almeno finora il rinnovo dell’accordo di libero scambio nordamericano. E se Washington ha deciso di intraprendere la strada dello scontro, con l’imposizione di una nuova serie di dazi doganali che dovrebbero colpire prodotti canadesi per circa 28 miliardi di dollari, Ottawa ha preferito la linea soft, bocciando l’ipotesi di attivare contro-dazi ritorsivi e puntando invece sull’intensificazione dei negoziati per trovare la quadra con l’amministrazione americana.

È in questa ottica che va visto il viaggio a Washington nei prossimi giorni del ministro per il Commercio Canada-Usa, Dominic LeBlanc, accompagnato dal capo negoziatore canadese Janice Charette. L’obiettivo è quello di superare una volta per tutte le gli scogli che fino in questo momento hanno fatto arenare l’ipotesi di rinnovo del Cusma per 16 anni, fino al 2042. In questo momento, infatti, per il governo federale guidato dal primo ministro Mark Carney la priorità principale è rappresentata dall’estensione degli accordi di libero scambio. I dazi doganali americani rappresentano una preoccupazione, ma passano in secondo piano rispetto all’esigenza di rinnovare il trattato entrato in vigore nel 2020 durante il primo mandato presidenziale di Trump. Sullo sfondo rimane la percezione che emerge negli ultimi sondaggi della necessità – almeno per i canadesi – di non piegarsi senza reagire all’atteggiamento del presidente americano. Secondo l’indagine demoscopica di Angus Reid dei giorni scorsi, infatti, la maggioranza dei canadesi vorrebbe che Carney avesse un atteggiamento più fermo e meno remissivo contro Trump.

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