“Chiediamo scusa agli internati
e ai loro discendenti”

di Francesco Veronesi del May 28, 2021

TORONTO - Justin Trudeau ha offerto ieri alla House of Commons le scuse ufficiali per il trattamento subito dalla comunità italocanadese negli Anni Quaranta.

Il mea culpa recitato dal primo ministro per le decisioni prese dal governo dell’epoca guidato da William Lyon Mackenzie King non si è limitato, come era prevedibile, alla narrazione della sofferenza e delle ingiustizie subite da più di 600 uomini e donne di origine italiana internati nei campi di concentramento sparsi per il Paese, ma ha sfiorato tutte le corde del travaglio e delle tribolazioni patiti da tutti gli italocanadesi a partire del giugno del 1940.

Un’intera comunità, già profondamente integrata nel tessuto sociale e produttivo del Canada, messa alla gogna e vittima di violenze, intolleranza, razzismo strisciante, con un’unica colpa, quella dell’origine italiana. Oltre 31mila italocanadesi bollati come nemici stranieri (“enemy aliens”), famiglie costrette alla fame, alla miseria e alla povertà, cittadini privati dei diritti fondamentali.

La vergogna e l’ignominia dell’internamento di centinaia di persone ha rappresentato solamente la punta dell’iceberg di un clima di odio e diffidenza, che purtroppo non si è concluso con la fine della Seconda Guerra Mondiale.

“Alle decine di migliaia di innocenti italocanadesi - ha detto Trudeau durante il suo storico intervento di ieri alla Camera - che vennero bollati come nemici stranieri, agli uomini e alle donne che vennero imprigionati nei campi da guerra o nelle carceri senza alcuna accusa, persone che non sono più qui tra noi per poter ascoltare queste scuse ufficiali, ai figli e ai nipoti che hanno raccolto il peso della vergogna e del dolore della passata generazione e alla loro comunità, una comunità che ha dato così tanto al nostro Paese - voglio dire che ci dispiace”.

Trudeau, nel suo intervento, ha ribadito come il governo canadese dell’epoca abbia fatto bene a opporsi al regime fascista di Benito Mussolini, ma allo stesso tempo ha sottolineato come gli innocenti italocanadesi divennero un capro espiatorio. “Erano piccoli imprenditori, operai e dottori. Erano padri, figlie e amici. Vennero portati via nei campi di Petawawa o di Fredericton, di Kananaskis o di Kingston. Vennero imprigionati senza alcuna accusa e senza alcuna sentenza. A volte l’internamento durò alcuni mesi, a volte anni. Ma l’impatto e le conseguenze durarono per tutta la vita”.

Allo stesso tempo, il primo ministro ha sottolineato come, nonostante questo clima di intolleranza e diffidenza verso la nostra comunità, molti italocanadesi decisero di arruolarsi nelle forze armate canadesi, dimostrando fedeltà a quello che consideravano il loro Paese. Oltre a questo, finito il conflitto mondiale, l’intera comunità si rimboccò le maniche e contribuì alla costruzione e alla crescita del Canada.

“I canadesi di origine italiana - ha aggiunto Trudeau durante il suo intervento - hanno aiutato a plasmare il Canada, e continuano a essere componente senza prezzo della nostra diversità che ci rende forti. Oggi, mentre riconosciamo e affrontiamo gli errori storici contro la comunità italocanadese, mostriamo anche il nostro rispetto per il loro grande contributo al nostro Paese”.

Trudeau, infine, rivolgendosi allo Speaker della Camera - l’italocanadese Anthony Rota, che ha chiamato “Signor Presidente” - ha voluto lanciare un messaggio verso la nostra comunità, in italiano: “La via giusta è stata dimostrata dagli internati e dalle loro famiglie: integrità, unità, fede e fedeltà al Canada. Per questo tutto il Paese è riconoscente: grazie di cuore”.

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