Canada

“Non prendiamo ordini dagli Stati Uniti”

TORONTO – Il governo di Ottawa continuerà a fare gli interessi dei canadesi, senza prendere ordini dagli Stati Uniti. A ribadirlo è stato ieri Mark Carney, che è ritornato sulla polemica relativa agli ostacoli che seminano il percorso per il rinnovo del Cusma.

Mercoledì il segretario americano al Commercio Howard Lutnick, durante un’audizione in commissione, aveva definito “irritante” la messa al bando degli alcolici americani in Canada. Il primo ministro, ieri a Ottawa per la presentazione di un progetto di costruzione di case popolari, ha ribattuto colpo su colpo. “Ve lo dico io cosa considero irritanti commerciali – ha detto ai giornalisti. C’è una tariffa del 50 per cento sull’alluminio, una del 50 per cento sull’acciaio”, aggiungendo che anche le tariffe americane sull’industria automobilistica canadese e sul settore dei prodotti forestali sono “irritanti”.

“Non sono semplicemente irritanti – ha poi aggiunto il leader liberale – Queste sono violazioni del nostro accordo commerciale”.

I commenti di Carney arrivano pochi giorni dopo le voci secondo le quali gli Stati Uniti stessero cercando concessioni da parte di Ottawa prima del negoziato sul rinnovo del Cusma.

“Ci sono due parti in una trattativa – ha sottolineato il primo ministro – Non stiamo qui a prendere appunti, a prendere istruzioni o ordini dagli Stati Uniti.

Quando gli è stato chiesto quali specifiche questioni commerciali gli Stati Uniti abbiano sollevato controversie, Carney ha indicato le “azioni provinciali.” “Queste sono azioni provinciali, riguardo all’alcol sugli scaffali,” ha aggiunto.

In un post sui social media di mercoledì, il premier dell’Ontario Doug Ford ha raddoppiato il divieto di alcol americano. “Voglio essere chiaro: l’alcol americano tornerà sugli scaffali solo quando gli Stati Uniti rimuoveranno i loro dazi”, ha detto.

Sta di fatto che la delicata partita a scacchi sul rinnovo del Cusma sta per iniziare e l’esito del negoziato avrà delle conseguenze pesantissimo sul destino della nostra economia per i prossimi decenni.

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