Bimbo morì per il monossido: mancati controlli e caldaia difettosa sotto accusa. I genitori fra rabbia e dolore
REGINA (Saskatchewan) – La conclusione dell’indagine sulla morte dell’undicenne italocanadese Henry Losco, morto nel suo letto a causa di una fuga di monossido di carbonio il 19 dicembre scorso a Regina, suscita rabbia e sconcerto. Già, perché stando a quanto emerso durante la conferenza stampa tenuta mercoledì dal capo del Regina Fire & Protective Service (RFPS), Layne Jackson, la fuga fatale che uccise il piccolo Henry si verificò a causa di un malfunzionamento della caldaia e poteva, comunque, essere fermata in tempo.
Durante la conferenza dell’RFPS, come riferisce SaskToday (qui), è stato infatti confermato che la fuga di monossido di carbonio nel condominio al 1827 di Albert Street, il 19 dicembre, proveniva da una caldaia all’interno dell’edificio, che ha avuto un’accensione ritardata a causa di un malfunzionamento ed è infine esplosa. Non solo: nello stabile sarebbero scattati gli allarmi di rilevazione del monossido di carbonio, ma il personale di manutenzione non avrebbe controllato il locale caldaia. «Se qualcuno fosse andato a controllare gli apparecchi a combustione, avrebbe chiaramente visto l’[imminente] esplosione» ha detto il capo dell’RFPS. Invece, senza una verifica della causa degli allarmi, il monossido di carbonio ha continuato a diffondersi nell’edificio nel quale si trovava anche l’appartamento della famiglia di Henry. Così, quando la madre Marina Hills è rientrata a casa alle 19.45 di quel 19 dicembre, ha trovato il marito Sergio a terra, in difficoltà respiratoria, ed il figlio Henry incosciente sul letto. Ha praticato la rianimazione cardiopolmonare fino all’arrivo dei paramedici, ma era troppo tardi. Sergio, invece, grazie anche alle successive cure ricevute in ospedale, è riuscito a sopravvivere. «Il dolore è enorme, era il nostro unico figlio… ma c’è anche molta rabbia. Mio figlio è morto nel suo letto e non ha avuto alcuna possibilità di salvarsi» ha detto papà Sergio, che è originario di Avellino, in Campania.
Il nostro articolo precedente: Regina, tragedia in una famiglia italiana: il figlio di 11 anni muore per il monossido
Oltre all’irreparabile danno, anche la beffa: il produttore della caldaia guasta, NTI Boilers Inc. (ora Ariston Canada), appartenente al gruppo Ariston con sede in Italia, ha emesso e diffuso tra il febbraio ed il marzo del 2026 (quindi dopo la tragedia) un avviso di sicurezza per tutte le caldaie della serie FTG, proprio come quella nell’edificio dove si è verificato il dramma. “È fondamentale che tutti i proprietari e gli utilizzatori smettano immediatamente di usare la caldaia e seguano le istruzioni riportate di seguito. In caso contrario, potrebbe verificarsi un’accensione ritardata, con il rischio di gravi lesioni o morte”, si legge in estrema sintesi nell’avviso, che prosegue consigliando, per i modelli prodotti prima dell’8 gennaio 2026 (come quello “incriminato”), l’installazione gratuita di un kit di aggiornamento. “In attesa dell’aggiornamento, Ariston Canada raccomanda di verificare la presenza di rilevatori funzionanti di fumo e monossido di carbonio in tutto l’edificio, inclusa la sala caldaia, come indicato nel manuale e secondo le normative vigenti” (qui l’avviso originale).
«Troppo poco, troppo tardi» ha commentato la madre di Henry, Marina. «Il mio bambino è morto. Se sapevano che c’era un problema e che queste caldaie avevano già precedenti, avrebbero dovuto richiamarle tutte e subito». Marina – che è originaria di Creston, British Columbia – si interroga anche sulle conseguenze che avrebbe potuto avere quel malfunzionamento. «Avrebbe potuto far esplodere l’intero edificio, sarebbero potuti morire tutti».
Adesso, la famiglia Losco sta lavorando ad una proposta di legge chiamata “Henry’s Law” con l’NDP del Saskatchewan. «Vogliamo rilevatori di monossido di carbonio in ogni stanza, non solo vicino agli apparecchi a combustione, né uno per piano. Deve esserci un rilevatore in ogni stanza». Di recente, l’Ontario ha modificato la legge richiedendo allarmi per il monossido di carbonio su ogni piano delle abitazioni, anche in quelli senza camere da letto, ma secondo Marina non basta, ce ne vuole uno in ogni stanza per evitare che tragedie simili colpiscano altre famiglie. «Non vogliamo che altri bambini muoiano così, perché una madre che trova il proprio figlio morto nel letto è qualcosa che non si supera mai» ha detto ancora Marina a SaskToday.
La coppia è anche in contatto con la diplomazia italiana in Canada, sia perché Henry era cittadino italiano, sia perché la Ariston è un’azienda italiana. «Prevediamo di incontrarli a maggio per aggiornarli sugli ultimi quattro mesi e su quanto accaduto, ed è importante, soprattutto ora che sappiamo che questa caldaia proviene da un’azienda italiana».
C’è poi tutto l’aspetto giudiziario. Mentre è in corso una verifica per stabilire se l’edificio rispettasse le norme edilizie e quelle antincendio, la famiglia Losco si prepara ad una battaglia legale per ottenere un giusto risarcimento per la morte del loro unico figlio. «Faremo causa sia ai produttori della caldaia che ai responsabili della sicurezza del condominio, perché entrambi hanno gravi responsabilità. Nostro figlio poteva essere ancora vivo», ha detto il padre Sergio. «E questo non ci dà pace…».
Nella foto in alto, la famiglia Losco in un momento felice, prima della tragedia: il piccolo Henry con il papà Sergio e la mamma Marina; qui sotto, Sergio con Henry nella sua “divisa” calcistica: era un promettente portiere (foto gentilmente fornite dalla famiglia)
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