Ma quale ambiente: ora per i canadesi la priorità diventa la crescita economica
OTTAWA – Difesa dell’ambiente, tutela del territorio, crescita sostenibile, politiche ecologiche, lotta all’inquinamento: il paradigma verde, una volta in auge, viene messo in naftalina dai canadesi. Che davanti al bivio tra crescita economica e tutela ambientale, portafoglio alla mano scelgono la prima ipotesi. La conferma di questo cambiamento epocale arriva da uno studio pubblicato ieri da Angus Reid che mette in luce come le difficoltà economiche degli ultimi tempi e l’incertezza che imperversa in Canada durante questa fase abbiano di fatto mutato il parere dei canadesi su quelle che debbano essere le priorità.
Nel sondaggio, infatti, viene chiesto al campione cosa debba avere la precedenza nelle politiche energetiche del Canada tra la crescita economica e la difesa dell’ambiente: il 61 per cento degli intervistati ha scelto la prima opzione, rilegando le politiche verdi a elemento di contorno. Alla stessa domanda posta da un sondaggio della Angus Reid sette anni fa, il 55 per cento del campione indicava nella difesa dell’ambiente la massima priorità nelle strategie energetiche del governo federale. Insomma, nel giro di qualche anno la maggioranza dei canadesi ha cambiato idea. Il governo ha il compito di adottare quelle politiche energetiche che portino ricchezza, crescita, sviluppo e posti di lavoro, mentre le strategie ambientali non costituiscono più la bussola necessaria per sviluppare l’agenda dell’esecutivo.
A livello locale, il sondaggio suggerisce che quasi due terzi dei cittadini della British Columbia sostengono ora l’espansione da 4 miliardi di dollari recentemente approvata del gasdotto di gas naturale Westcoast di Enbridge, mentre il 17 per cento si oppone al progetto. Il restante 22 per cento degli intervistati ha dichiarato di non esserne sicuro.
L’istituto demoscopico ha rilevato che il 55 per centosostiene il progetto a livello nazionale, con il 17 per cento contrario e il 28 per cento indeciso.
Il primo ministro Mark Carney ha affermato che un nuovo oleodotto è “più probabile che possibile”. Ha inoltre dichiarato che il Canada deve aumentare la propria produzione ed esportazione di energia in un modo che affronti il problema delle emissioni, indicando la tecnologia di cattura e stoccaggio del carbonio. Carney ha incontrato la premier dell’Alberta, Danielle Smith, la scorsa settimana per discutere dei progressi di un accordo tra i due livelli di governo volto a portare avanti una proposta per costruire un nuovo oleodotto verso la costa del Pacifico attraverso la British Columbia.
Smith ha dichiarato dopo l’incontro di essere più fiduciosa sul completamento dell’accordo, pur sottolineando che restano ancora alcune questioni da risolvere. Tra queste vi è la tempistica per l’adozione, da parte dell’Alberta, di un prezzo del carbonio industriale pari a 130 dollari per tonnellata.
Angus Reid ha anche raccolto dati sui sondaggi dal 2012 riguardanti il gasdotto Northern Gateway, mostrando che l’opposizione allo sviluppo degli oleodotti si è ridotta nella British Columbia. Il sondaggio del 2012 registrava un’opposizione del 57 per cento al progetto Northern Gateway, scesa al 32 per cento nel 2025.
Secondo un sondaggio di Angus Reid dell’ottobre 2025, un potenziale oleodotto sostenuto dall’Alberta godeva del sostegno del 56 per cento nella British Columbia, con il 33 per cento contrario.

