Ipotesi appoggio esterno
dell’Ndp a Trudeau,
continua la trattativa

di Francesco Veronesi del November 9, 2021

TORONTO - Un appoggio esterno dell’Ndp a Justin Trudeau che garantisca la sopravvivenza del governo per almeno due-tre anni. È su questo possibile sbocco che stanno lavorando i liberali e i neodemocratici a due settimane esatte dalla prima seduta del parlamento federale dalle ultime elezioni del 20 settembre. Ieri si sono riuniti per la prima volta i rispettivi gruppi parlamentari e a porte chiuse sono stati vagliati i pro e i contro del potenziale accordo tra le forze del centrosinistra canadese. Ma facciamo un passo indietro.

Il Partito Liberale ha vinto l’ultima tornata elettorale, conquistando la maggioranza relativa dei seggi disponibili - 157 deputati rispetto ai 155 della scorsa legislatura - ma mancando l’obiettivo di arrivare a quota 170 e quindi la maggioranza assoluta. Di conseguenza, come era successo dopo il voto del 2019, il governo liberale sarà costretto a navigare a vista, cercando di ottenere il sostegno di un partito di opposizione per ogni singolo provvedimento. Questa situazione, ovviamente, presenta delle criticità evidenti, in quanto il primo ministro in carica rimane ostaggio degli umori delle opposizioni, che possono in qualsiasi momento decidere di staccare la spina.

Visto che anche in questa legislatura si è ripetuto uno scenario simile, è nata l’idea di cercare di dare stabilità all’azione di governo con un possibile appoggio esterno del partito guidato da Jagmeet Singh: non si tratterebbe di un governo di coalizione - con la partecipazione organica, cioè, di esponenti neodemocratici nell’esecutivo - ma di un sostegno organico da parte dell’Ndp, in cambio ovviamente dell’inserimento di alcuni provvedimenti richiesti dallo stesso Singh nell’agenda di governo dei prossimi mesi.

Ne scaturirebbe, quindi, un accordo che coprirebbe i prossimi due-tre anni, non esteso però all’ultima parte della legislatura. La trattativa comunque è ancora in fase embrionale. Resta infatti da capire se al primo ministro convenga davvero siglare un accordo con il leader neodemocratico con un risultato finale che non si discosterebbe di molto da quello raggiungibile senza l’appoggio esterno ndippino. Bisogna infatti considerare che in questa fase nessuno ha troppa voglia di tornare alle urne.

L’Ndp, infatti, esce dalle ultime elezioni notevolmente indebolito: non tanto dal punto di vista numerico - si passa da 25 a 24 deputati rispetto alla scorsa legislatura - quanto nell’ambizioso piano di Singh di diventare la forza maggiore del progressismo canadese. Il leader neodemocratico non ha sfondato alle urne e anche all’interno del partito serpeggia il malcontento per i deludenti risultati del 20 settembre. L’elettorato ndippino come prenderebbe un accordo con Trudeau? È una domanda legittima che porta con se nubi all’orizzonte.

Allo stesso modo anche i conservatori non sono attratti dall’ipotesi di un ritorno ravvicinato alle urne. Con la leadership di Erin O’Toole sempre più traballante, con una fetta del caucus in rivolta verso il leader e con una base divisa, il partito avrà bisogno di tempo per riorganizzarsi. Detto questo, altri due anni di governo liberale sono assicurati anche senza l’appoggio esterno dell’Ndp.

In ogni caso la trattativa sottobanco prosegue: vedremo se si arriverà a un accordo o se i liberali andranno avanti da soli.

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