Cultura

Treville, dove il tempo di Zeffirelli si è fermato

POSITANO (Salerno) – A Positano ci sono luoghi che il panorama rende belli. E poi ci sono luoghi che il tempo, le persone e la memoria rendono irripetibili. Villa Treville appartiene alla seconda categoria. Quella che fu la casa di Franco Zeffirelli è oggi un hotel di charme a cinque stelle, affacciato sulla baia di Positano. Ma chiamarlo semplicemente albergo sarebbe riduttivo. Qui il passato non è stato messo sotto vetro: continua a vivere nei giardini, negli arredi, nei fiori freschi, nei piccoli oggetti, nella cura quasi domestica con cui vengono accolti gli ospiti.

È difficile attraversare queste stanze – con l’ottima Daniela Barba – e non immaginare un mondo molto glamour e internazionale. E quando il gossip neppure esisteva qui passavano momenti indimenticabili Maria Callas e Carla Fracci, Laurence Olivier, Liz Taylor e Richard Burton, le Kessler e Leonard Bernstein. Oggi Villa Treville a Positano continua ad attirare un pubblico cosmopolita, sedotto non soltanto dalla sua posizione spettacolare, ma da quella particolare sensazione di essere entrati in una casa, non in un hotel.

A raccontarla è Martino Acampora (nella foto sotto), una carriera lunga così, direttore di Villa Treville, con un aplomb che sarebbe certamente piaciuto al Maestro.

Martino Acampora, la prima impressione quando si entra a Villa Treville è che Zeffirelli possa essere ancora per qui. È una sensazione che provate?
“È proprio così. La verità è che sembra che la casa, talmente curata, dai fiori freschi alle fotografie, ai piccoli oggetti, restituisce continuamente la sensazione di una presenza. Sono quasi certo che lui sarebbe stato orgoglioso del fatto di essere ancora atteso, pur non essendoci più. Per noi conservare la memoria di chi ci ha preceduto e, soprattutto, di chi ha creato tutto questo, è fondamentale”.

Quella di Villa Treville è però una memoria che non si limita al passato. È una casa che continua a vivere.
“È esattamente quello che vogliamo. Facciamo di tutto perché i nostri ospiti si sentano a casa, con le stesse attenzioni che si avrebbero entrando nella propria famiglia. Ci sono riservatezza, la tranquillità, l’atmosfera rassicurante, la cura dei dettagli. Naturalmente il panorama aiuta: a picco sul mare della costiera Villa Treville parla al cuore, alla mente e agli occhi”.

Quanto è difficile conservare l’identità di una casa che è stata di un artista così potente e introdurre, al tempo stesso, le esigenze di un hotel moderno?
“La sfida era proprio questa: non cancellare ciò che esisteva, ma dialogare con esso. Abbiamo in esposizione permanente tredici bozzetti del maestro concessi dalla Fondazione Franco Zeffirelli Onlus con cui abbiamo un rapporto più che amichevole. Ma anche una palestra super attrezzata e una zona fitness all’avanguardia. E per l’arredo abbiamo lavorato con materiali naturali e con una palette cromatica in continuità con gli arredi e l’architettura voluti da Zeffirelli. Ogni nuovo intervento doveva inserirsi con discrezione e armonia. Volevamo un ambiente sofisticato ma naturale, contemporaneo ma capace di conservare quell’atmosfera intima e autenticamente “di casa” che rappresenta l’essenza di questo luogo”.

In un mondo in cui il lusso spesso si mostra, qui sembra invece quasi volersi nascondere.
“Il nostro è un lusso che non vuole essere ostentato. È nella qualità degli spazi, nella cura dei dettagli, nella discrezione del servizio e soprattutto nella naturalezza con cui si viene accolti. Quando una persona arriva e dopo qualche ora smette di sentirsi cliente, significa che abbiamo raggiunto il nostro obiettivo”.

E questa attenzione arriva fino alla tavola?
“Certamente. Abbiamo cinque giardinieri che si occupano dei nostri giardini e del nostro orto, proprio per garantire verdura fresca ogni giorno. Non parliamo di chilometro zero: qui siamo a zero chilometri. È un modo molto concreto di intendere l’ospitalità: sapere da dove arriva ciò che portiamo in tavola, curarlo e offrirlo ai nostri ospiti nel momento migliore”.

Il lusso, alla fine, è anche questo: avere l’orto a pochi passi dalla cucina.
“Esattamente. E credo che sia perfettamente nello spirito di Villa Treville: nulla deve sembrare costruito per impressionare. La bellezza deve essere naturale, vissuta, autentica”.

Zeffirelli aveva fatto di questa casa anche un luogo di incontro per il gran mondo dell’arte. Qualche nome le pare di rivedere ancora oggi tra queste pareti?
“Quella storia fa parte dell’identità della villa. Ma la cosa più bella è che non appartiene soltanto al passato. Villa Treville continua ad avere una vocazione internazionale e a ospitare persone provenienti da tutto il mondo. Cambiano le generazioni, cambiano gli ospiti, ma resta la capacità di questo luogo di creare un rapporto molto personale con chi lo attraversa”.

C’è un dettaglio della villa che le fa pensare più di altri al suo proprietario?
“Forse proprio il modo in cui gli spazi sono stati pensati. Zeffirelli da grande scenografo e regista aveva una capacità straordinaria di creare atmosfere. Non si limitava a decorare una casa: costruiva un mondo. È quello che cerchiamo di rispettare ancora oggi”.

Anche gli oggetti in vendita sembrano riprendere quello spirito.
“Sì, anche il negozio è stato pensato come un piccolo omaggio alla villa e al maestro. Ci sono borse, accappatoi, ciabattine e altri oggetti che richiamano il suo universo estetico. Alcuni dettagli sono ispirati persino a un suo ritratto iconico. Piccoli segni, ma servono a mantenere vivo il legame”.

Se dovesse spiegare a un ospite perché Villa Treville è diversa da tanti altri hotel di lusso, cosa direbbe?
“Direi che molti alberghi possono offrire un servizio straordinario, una posizione meravigliosa, camere bellissime. Qui però c’è qualcosa che non si può costruire artificialmente: la storia. Questa è stata davvero la casa di un genio visionario. E quella presenza, anche se invisibile, è ancora tangibile”.

E quando lei guarda la baia da questa terrazza, che cosa pensa che il maestro avesse visto qui prima di noi?
“Penso che avesse capito una cosa molto semplice: che questo luogo non aveva bisogno di essere trasformato. Aveva già tutto. Il mare, la luce, i giardini, Positano. E aveva soprattutto un’anima. Noi abbiamo il compito di prendercene cura”.

Quindi il vero obiettivo è fare in modo che Villa Treville continui a sembrare una casa?
“Sì. Perché è proprio questo il suo segreto. Villa Treville è diventata un hotel, ma non ha mai smesso di essere una casa. E forse è questa la cosa più bella che possiamo fare: non trasformare la casa in un museo del passato. Ma permetterle di continuare a vivere”.

Titti Giuliani Foti

Titti Giuliani Foti (nella foto sopra) è una giornalista professionista italiana: per vent’anni referente per la cultura e gli spettacoli del quotidiano toscano La Nazione, Titti è critica teatrale, scrittrice, commentatrice e collaboratrice di testate nazionali italiane e importanti piattaforme web specializzate in teatro, arte e cultura, fra le quali ArteCultura Magazine

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