Il talento di Matilde De Angelis brilla in Balcanica
TORONTO – Il dramma molto atteso di Nicola Sorcinelli, Balcanica, si prepara ad uscire nelle sale l’8 ottobre e porta con sé una narrazione che va ben oltre il classico racconto dei migranti. In un’epoca in cui il pubblico nazionale spesso si lamenta dello stato della propria Nazione, lottando con la stagnazione economica e un panorama politico frammentato, il film funge da necessario specchio psicologico.
La trama segue un viaggio emozionante di sopravvivenza artistica. Nazar, un rispettato direttore d’orchestra afghano, e suo figlio adolescente, Jalil, sono costretti a fuggire dalla loro terra natale dopo che il regime al potere vieta completamente la musica.
Privati della loro identità, i loro strumenti diventano sia il loro peso che la loro salvezza mentre affrontano le brutali realtà della famigerata Rotta Balcanica.
Quando Nazar si ammala gravemente in un campo di confine improvvisato, il loro destino si scontra con Greta, una giovane medica italiana idealista alla sua prima missione umanitaria.
Questo incontro dà il via a una catena di dilemmi etici e umani che mettono alla prova i confini della compassione. Il regista Nicola Sorcinelli osserva che l’ispirazione centrale del progetto “nasce da una rabbia che dura tutta la vita verso i modi in cui la libertà può essere trattenuta, controllata o zittita”.
Il film di Sorcinelli non offre una storia politica secca e clinica. Spiega che la co-sceneggiatrice Andrea Brusa e lui hanno cercato di “portare alla storia uno sguardo occidentale, nella persona di Greta, un personaggio che esprime il nostro punto di vista”, ancorando la narrazione all’estrema resistenza fisica del corpo umano.
Matilde De Angelis offre una performance imponente nel ruolo di Greta. In un panorama contemporaneo dove i giovani talenti spesso cedono al fascino di blockbuster commerciali vuoti e ad alto budget, De Angelis continua a distinguersi come attrice di rara integrità artistica. Scegliendo deliberatamente ruoli impegnativi e ricchi in film come Balcanica, resiste attivamente alle formule della fama facile.
Attraverso la visione del mondo svolta di Greta, Balcanica articola magistralmente il concetto di Italia come “Terra Promessa”. Per decenni, gli italiani contemporanei hanno coltivato l’abitudine di guardare il loro paese attraverso una lente di frustrazione burocratica e stanchezza sistemica.
Eppure, quando Greta entra nel campo di confine, i suoi rancori interni vengono completamente infranti dalla realtà dei rifugiati che le stanno davanti. Per il padre e il figlio che fuggono dalla tirannia di un divieto assoluto di espressione, l’Italia non è un luogo di stallo politico o preoccupazioni economiche. È un santuario di libertà assoluta.
È una terra dove un ragazzino può tirare fuori una tuba dalla custodia e suonarla liberamente in mezzo a una strada pubblica senza minaccia di esecuzione. È un rifugio dove l’arte è trattata come un’estensione sicura e sacra dell’umanità, e dove il diritto fondamentale di esistere è fondamentalmente garantito.
Quando vediamo i grandi sacrifici fisici che Nazar e Jalil fanno solo per attraversare il confine, speriamo che ci ispiri a ripensare a come guardiamo al nostro paese. Trasforma le nostre solite lamentele e stanchezza in una profonda e improvvisa gratitudine per le libertà quotidiane che diamo per scontate.
Immagini per gentile concessione di Fandango
Massimo Volpe, autore di questo articolo, è un filmmaker e scrittore freelance di Toronto: scrive recensioni di film/contenuti italiani su Netflix




