Cultura

Hollywood teme il film A.I. di Guadagnino

TORONTO – Il troppo entusiasmo dei magnati della tecnologia è così diffuso nella cultura moderna che agli innovatori miliardari viene regolarmente concessa un’aura automatica di mistero. Eppure, quando un maestro del cinema italiano solleva il sipario digitale, il mondo aziendale prende rapidamente un raffreddore. Questa stessa afflizione ha colpito Artificial, un dramma biografico quasi concluso incentrato sulla turbolenta destituzione e reintegrazione nel 2023 del CEO di OpenAI, Sam Altman.

Diretto dal palermitano Luca Guadagnino, uno dei più illustri maestri cinematografici contemporanei italiani, il film è stato improvvisamente scartato dai suoi finanziatori. Il ritiro di Amazon MGM Studios è iniziato poco dopo che lo studio ha consolidato una massiccia partnership strategica pluriennale con OpenAI.

Per i dirigenti che proteggevano queste alleanze industriali astronomiche, distribuire una rappresentazione implacabile e altamente critica del loro principale partner tecnologico divenne un conflitto di interessi impossibile. Le proiezioni di prova di Guadagnino per Amazon [apparentemente] hanno dipinto le élite della Silicon Valley come personaggi profondamente antipatici.

Questo tipo di esposizione creativa cupa non entusiasma esattamente i dirigenti aziendali. Di conseguenza, una cascata di distributori globali di spicco ha rifiutato di acquisire il progetto per pura cautela istituzionale.

Questa improvvisa lista nera ha suscitato ansia all’industria, eppure il regista italiano rimase completamente impassibile di fronte all’abbandono dell’industria globale. Parlando direttamente al pubblico nazionale nel telegiornale italiano La7 Otto e mezzo, Guadagnino ha osservato che queste azioni societarie protettive non sono certamente una novità.

Rivolgendosi direttamente alla blacklist aziendale, Guadagnino ha osservato: “Non sono assolutamente sorpreso da questa scelta. È una decisione che rientra nelle politiche industriali che certamente non sono nuove. È esattamente quello che è successo alla CBS con la serie televisiva sui Reagan”.

Man in a brown shirt standing on a stage with a large OpenAI logo in the background.

Per il regista italiano, il film non è mai stato uno sguardo sterile alla programmazione, ma un esame di come queste oligarchie digitali alterino fondamentalmente l’identità umana. Questo feroce rifiuto di edulcorare l’arte mette in evidenza un’indipendenza creativa che rimane fedele alle radici culturali più nobili dell’Italia, dando priorità al dramma umano senza compromessi rispetto alle ansie da miliardi di dollari della Silicon Valley.

Fortunatamente, la presenza dell’Italia sulla scena globale rimane completamente indifferente a queste manovre degli studi di Hollywood.

Mentre distributori indipendenti come Mubi si affrettano a salvare Artificial, Guadagnino si è già rigirato nel suo territorio natale, finalizzando la produzione del suo attesissimo lungometraggio in lingua italiana Fuori.

Girato interamente in esterni a Napoli, questo prossimo dramma di prestigio ha come protagonista il colosso dell’industria nazionale Toni Servillo e si concentra su una narrazione profondamente toccante e guidata dai personaggi. Il progetto serve da tempestivo promemoria che, mentre i conglomerati internazionali possono essere paralizzati dagli interessi aziendali, il cuore pulsante del cinema italiano prospera su una libertà artistica senza compromessi.

In definitiva, questa battaglia su Artificial dimostra che, mentre Hollywood può rispondere ai maestri della tecnologia aziendale, la narrazione di Guadagnino risponde solo alla verità artistica.

Speriamo che presto un distributore fuori controllo si faccia avanti per portare questo film vitale sullo schermo.

Nella foto sopra, Sam Altman      

Massimo Volpe, autore di questo articolo, è un filmmaker e scrittore freelance di Toronto: scrive recensioni di film/contenuti italiani su Netflix

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