Anni piombo e fantasmi del passato di Torino
TORONTO – Gli spettatori italiani stanno per ricevere un film storico avvincente con l’uscita imminente de Il Cileno. Diretto da Sergio Castro San Martín, questo intenso dramma interculturale funziona come uno studio profondamente intimo della travagliata storia italiana degli anni ’70. Con la sua grande prima mondiale nell’iconica Piazza Grande al 79° Festival del Cinema di Locarno, la narrazione del film inizia in America Latina prima di trapiantare saldamente il suo protagonista nel volatile sottosuolo politico di Torino.
Ciò che distingue il film è come utilizza una prospettiva straniera per affrontare un’immagine cruda e speculare delle divisioni ideologiche italiane. La trama del film segue Aldo Marín (Camilo Arancibia), un giovane dissidente socialista in fuga dal brutale regime militare del generale Pinochet.
Cerca rifugio oltre l’Atlantico, stabilendosi nel paesaggio industriale pesante della Torino del 1976.
Ma man mano che la narrazione si sviluppa, il tentativo di Aldo di costruire una vita tranquilla e anonima viene infranto dal talento stesso che lo definisce: costruire bombe.
Viene rapidamente richiamato nell’orbita di Azione Rivoluzionaria, un vero gruppo militante di estrema sinistra attivo durante i caotici “Anni di Piombo” in Italia. Un’epoca chiamata così per il numero enorme di proiettili sparati durante decenni di attentati politici e violenze.
Sebbene eccezionale sotto molti aspetti, il percorso di Aldo come rifugiato politico porta un sorprendente parallelo con l’esperienza moderna degli immigrati in Italia.
Oggi, la penisola italiana rimane la principale soglia europea per i richiedenti asilo che fuggono dall’instabilità interna. Il film non ha bisogno di forzare il paragone, poiché l’attrito tra un paese ospitante e i suoi esuli è senza tempo.
Cattura l’isolamento e la vulnerabilità economica che possono spingere i nuovi arrivati emarginati verso spazi sotterranei radicali – un argomento spesso dibattuto nei circoli sociali moderni.
Il film però rimane profondamente radicato in Italia. Questo è fortemente sottolineato dalla trama secondaria che coinvolge Luciana (Sara Serraiocco), una dottoressa locale che gestisce una rete clandestina di aborti illegali.
Mentre la fazione di Aldo combatte una guerra armata con esplosivi, il circolo di Luciana combatte quella che lei ritiene una guerra sociale per i diritti umani.
Questa sottotrama rappresenta un potente promemoria storico della mobilitazione femminista che alla fine diede origine alla Legge 194 italiana nel 1978. Per il pubblico italiano moderno, questa trama colpirà nel vivo durante i dibattiti nazionali in corso sui diritti medici.
Con un cast di supporto eccezionale composto da Gaetano Bruno e Lorenzo Richelmy, i registi si misero a ricreare l’atmosfera tesa dell’Italia settentrionale degli anni ’70.
Il vero Aldo Marín trovò la fine quando un esplosivo esplose prematuramente a Torino nel 1977. Ma quasi cinquant’anni dopo, i registi italiani stanno ancora rivisitando la sua storia per riflettere le divisioni sociali odierne.
Un promemoria forse che i fantasmi politici del passato italiano non sono davvero sepolti. Il Cileno potrebbe lasciare al pubblico la consapevolezza inquietante che le tragedie di ieri stanno ancora plasmando le conversazioni di oggi.
Immagini per gentile concessione di Fandango
Massimo Volpe, autore di questo articolo, è un filmmaker e scrittore freelance di Toronto: scrive recensioni di film/contenuti italiani su Netflix




