Canada

Ecco il ‘Safe Social Media Act’: stretta ‘web’ sui minori di sedici anni

OTTAWA – Come anticipato nei giorni scorsi da diversi media (leggi qui), il governo canadese ha infine presentato un nuovo disegno di legge sulla sicurezza online, il Bill C-34, intitolato “Safe Social Media Act”, con l’obiettivo di rafforzare la protezione dei bambini e degli adolescenti nella “jungla digitale”, così piena di rischi legati ai social media ma anche all’intelligenza artificiale.

In premessa, il documento governativo – presentato ufficialmente mercoledì pomeriggio (qui) – sottolinea che l’uso delle piattaforme digitali ha trasformato profondamente la vita sociale dei cittadini, contribuendo ad un aumento significativo dei “danni online”, in particolare tra i più giovani: le statistiche citate indicano una crescita dei casi di cyberbullismo, un aumento degli episodi di abuso sessuale online su minori nonché un peggioramento degli effetti sulla salute mentale tra i giovani esposti a vittimizzazione digitale, inclusi casi di istigazione al suicidio.

Sempre in premessa, il governo sottolinea inoltre che i danni online non dipendono solo dai comportamenti individuali, ma anche dal modo in cui le piattaforme sono progettate: algoritmi di raccomandazione, feed infiniti, autoplay e sistemi basati sull’engagement possono amplificare contenuti dannosi e aumentare la permanenza degli utenti — soprattutto dei minori — su materiali potenzialmente nocivi.

E poi adesso c’è anche l’intelligenza artificiale, in particolare i “chatbot”, che possono interagire direttamente con gli utenti e, in alcuni casi, contribuire a rafforzare comportamenti rischiosi o fornire risposte inappropriate in momenti critici.

Per rispondere a tutti questi fenomeni, il disegno di legge presentato dal governo liberale introduce un nuovo quadro normativo che obbligherebbe social media e servizi di AI a mitigare i rischi, adottare design più sicuri e garantire strumenti efficaci di segnalazione e blocco dei contenuti.

Tra le principali novità figura anche la definizione di sette categorie di contenuti vietati o strettamente regolati, tra cui contenuti intimi non consensuali, materiale di abuso su minori, incitamento all’odio, contenuti terroristici e contenuti che promuovono violenza o autolesionismo. Le piattaforme saranno inoltre obbligate a pubblicare piani di sicurezza digitali e garantire maggiore trasparenza sulle misure adottate. I social media dovranno anche rimuovere contenuti particolarmente gravi e rendere inaccessibili i deepfake a sfondo sessuale.

Per quanto riguarda i minori, il governo intende introdurre un’età minima di 16 anni per l’accesso ai social media, pur lasciando spazio a possibili esenzioni per le piattaforme che dimostrino adeguate misure di protezione. Il testo della legge però non specifica un metodo unico obbligatorio per la verifica dell’età: quindi, di fatto, le piattaforme avrebbero libertà su come farlo, seppur sotto il controllo di una (futura) commissione ad hoc, che si chiamerà Digital Safety Commission of Canada, un nuovo organismo indipendente incaricato di vigilare sull’applicazione delle norme, monitorare le piattaforme, gestire le segnalazioni dei cittadini e imporre sanzioni in caso di violazioni. Sanzioni che, secondo la nuova legge, sarebbero pesantissime: le aziende potrebbero infatti essere multate fino ad un importo massimo del 3% del loro fatturato globale lordo.

Il governo federale ha spiegato di voler rispondere con la legge alla richiesta di una maggiore responsabilità delle grandi piattaforme digitali, incapaci di autoregolarsi. L’iniziativa si inserisce inoltre in un contesto internazionale in cui diversi Paesi hanno già introdotto (come l’Australia) o stanno introducendo restrizioni simili per i minori sui social media.

Il grande problema, però, resta sempre lo stesso: i giovanissimi, che con le tecnologie digitali sono nati e cresciuti, davvero non riusciranno ad “aggirare” i divieti? E, soprattutto: i “giganti” del web sono disposti a perdere la “miniera d’oro” rappresentata dalla platea dei teenagers?

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