Canada

Cusma, no degli Usa all’estensione dell’accordo

TORONTO – Gli Stati Uniti non intendono rinnovare il Cusma. La conferma è arrivata ieri, durante il primo vertice trilaterale tra Canada, Stati Uniti e Messico dopo la scadenza del 1° luglio. Gli effetti del trattato tuttavia non decadono: si entra nella cosiddetta fase provvisoria, che prevede nuove trattative ogni anno senza il rinnovo automatico fino al 2024, come invece chiedevano Canada e Messico.

La doccia fredda comunque non giunge come un fulmine a ciel sereno: si tratta di un esito prevedibile, in linea con le posizioni assunte dalla Casa Bianca negli ultimi sei mesi. “Gli Stati Uniti non hanno accettato di rinnovare il Cusma nella sua forma attuale – ha fatto sapere il rappresentante commerciale statunitense Jamieson Greer – Di conseguenza, il trattato non viene rinnovato”.

“Gli Stati Uniti – ha poi aggiunto l’esponente dell’amministrazione Trump – continueranno a dialogare con Messico e Canada per affrontare le carenze dell’accordo e i nostri deficit commerciali con questi Paesi”. “Tuttavia, l’accordo rimane in vigore in attesa della risoluzione di queste questioni o fino alla sua conclusione.”

Anche le date hanno un loro significato. Ieri infatti ha avuto luogo il primo vertice trilaterale tra Canada, Stati Uniti e Messico sul faticoso – fino a questo punto – processo di rinnovo del Cusma. E non sfugge il fatto che questo meeting virtuale sia stato organizzato proprio in concomitanza con il Canada Day, la giornata nazionale canadese e che in questa giornata arrivi il no ufficiale degli Usa al rinnovo dell’accordo.

Il governo canadese, rappresentato dal ministro per il Commercio Canada-Usa Dominic LeBlanc, ha ribadito la sua posizione, chiara e netta: sì incondizionato al rinnovo per altri sedici anni dell’accordo di libero scambio nordamericano e, allo stesso tempo, piena disponibilità a venire incontro alle richieste di Washington su una lunga lista di settori dove fino a questo momento non è stata trovata la quadra. Una posizione – quella di Ottawa – condivisa in buona parte anche dalla delegazione messicana, che ha confermato quanto emerso già a fine maggio durante il primo incontro bilaterale organizzato a Città del Messico con i rappresentanti americani: quindi via libera al rinnovo del Cusma fino al 2042. Washington, dal canto suo, per la prima volta ha scoperto le sue carte, sapendo di aver sostanzialmente il coltello dalla parte del manico.

L’incontro comunque è stato utile per mettere nero su bianco le rispettive posizione e creare una road map nella discussione per arrivare al possibile rinnovo dell’accordo nei prossimi mesi, magari con alcune delle modifiche richieste dall’amministrazione Trump. D’altro canto nei giorni scorsi era stato lo stesso primo ministro Mark Carney e mettere le mani avanti, avvertendo i canadesi di non aspettarsi possibili colpi di scena già in questo primissimo incontro trilaterale.

Servono – è stato questo il ragionamento di Carney – calma e pazienza in questo tipo di negoziati, non ha senso immaginare il colpo del ko immediato ma bisogna portare avanti un lavoro ai fianchi per arrivare ai risultati prefissati. Anche perché, al netto della retorica trumpiana anche ha sempre portato a sminuire l’importanza del trattato, il Cusma serve e anche tanto a tutte e tre i Paesi firmatari. L’accordo di libero scambio entrato in vigore nel 2020, così come il suo predecessore Nafta, ha garantito ricchezza, prosperità e stabilità economica a Canada, Stati Uniti e Messico, portando a una progressiva integrazione delle tre economie che ha resistito anche allo tsunami delle tariffe e dei dazi doganali imposte dall’inquilino della Casa Bianca.

Insomma, bisogna ragionare a lunga scadenza, Trump non sarà presidente per sempre ed è necessario gettare le basi per un futuro riassestamento delle relazioni messe così a dura prova dalle provocazioni del tycoon americano.

La data del 1° luglio segna esattamente sei anni dall’entrata in vigore del Cusma, che ha sostituito l’Accordo di Libero Scambio Nordamericano (Nafta).

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