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Il taccuino mundial del Corriere / La “Vargentina” fa cilecca davanti a Trump “umarell”

TORONTO – Cala il sipario sulla peggiore Coppa del Mondo della storia. Come era facile prevedere, anche l’ultimo capitolo della kermesse infantiniana è stato uno spettacolo tra il deprimente e l’imbarazzante, salvato solamente dalla qualità e dal talento della Spagna ma zavorrato da un’Argentina campione uscente arrivata fino alla fine grazie agli aiutini, alle spintarelle e chissà cos’altro. La partita ha mostrato una differenza di livello tra le due finaliste coperto solo in parte da un risultato bugiardo. Perché doveva finire con il pallottoliere, con Messi e compagni che non sono stati in grado di produrre un solo tiro in porta nei tempi regolamentari: un record, non era mai successo nelle finalissime.

Già, Messi. La Pulce meriterebbe un discorso a parte, e solo l’infinito rispetto e l’incondizionata ammirazione verso il grande campione che è stato ci impedisce di scrivere tutto ciò che realmente pensiamo. Perché Messi è ormai un ex giocatore, lo è da qualche anno. Con la Spagna non ha toccato palla, e quando lo ha fatto la ha immediatamente persa. Ma Messi era l’uomo copertina del Mundial Nordamericano griffato Gianni Infantino, e quindi perso per strada l’altro dinosauro – CR7 – nonostante gli aiutini del caso verso il portoghese, tutte le attenzioni sono andate per Leo. L’Argentina, campione del mondo in carica, ha ricevuto un trattamento con i guanti, diciamo grazie al Fato (appunto, il Fato…) e nella sua trionfale galoppata verso la finale ha eliminato nell’ordine Algeria, Austria, Giordania, Capo Verde, Egitto e Svizzera. Sono in semifinale ha finalmente trovato davanti un ostacolo difficile da superare, l’Inghilterra, e anche lì ha dovuto ringraziare la strategia suicida di Herr Tuchel, altrimenti la gara con la Roja l’avrebbe guardata dall’albergo, in ciabatte, armato di popcorn e birra.

Anche in finale è stato fatto di tutto per dare una mano all’Albiceleste, come il gol di Nico Williams inspiegabilmente annullato dall’arbitro, con il Var muto e complice: forse la definizione di Vargentina, coniata genialmente sui social, non è poi così lontana dalla realtà.

Come avevamo scritto la scorsa settimana, in tempi non sospetti, la semifinale Spagna-Francia era in realtà la vera finale del Mondiale, perché metteva di fronte le due squadre che avevano dimostrato di essere le più forti del globo. La finalissima sarebbe stata una semplice postilla.

Che dire della Spagna? De la Fuente si è coltivato una generazione di grandi talenti, allenando le nazionali giovanili spagnole, portandoli con sé anche quando è arrivato il salto nella nazionale maggiore. È evidente che in questo momento Rodri è uno dei pochi giocatori al mondo capaci di cambiare da solo le dinamiche di una partita, Dani Olmo è un fenomeno generazionale, Cubarsi ha appena 19 anni e sembra Fabio Cannavaro, mentre la stellina Lamine Yamal, pur essendo già decisivo, deve ancora fare un passo verso l’alto per entrare nell’Olimpo pallonaro. Ma ci arriverà, è solo questione di tempo. E la Spagna, in ogni caso, è una Nazionale giovanissima, già campione d’Europa nel 2024, destinata quindi a dominare la scena continentale e globale ancora per molto tempo.

Cala il sipario, dicevamo, sulla peggiore Coppa del Mondo della storia. La qualità del calcio visto ai Mondiali è stata infima, specialmente nella fase a gironi, mentre per vedere partite di livello abbiamo dovuto aspettare i quarti di finale. Il carrozzone delle 48 squadre volute da Infantino non ha funzionato: certo ha portato più soldi, certo ha portato più biglietti venduti, certo ha permesso ai dinosauri di turno di segnare valanghe di reti contro le Giordania, gli Uzbekistan, l’Iraq di turno, ma allo stesso tempo ha fatto precipitare il livello generale del torneo. Ricordiamo che lo stesso Infantino proporrà l’allargamento della fase finale a 64 Nazionali, già dai Mondiali del 2030…

Insomma, un disastro, almeno per i veri amanti del calcio. Quello del 2026 passerà alla storia anche come il Mondiale delle interferenze politiche, con il Trumpone che ha ammesso candidamente di aver fatto pressioni per l’annullamento della squalifica del centravanti Usa Balogun, riuscendoci peraltro.

Una vergogna senza fine, come l’hydration breaks di 3 minuti obbligatorio per infarcire di spot miliardari le partite del Mondiale, stendendo peraltro un velo pietoso sullo spettacolo (?) di quasi 30 minuti nell’intervallo della finalissima.

Con i Mondiali del Qatar, disputati in mezzo al deserto a dicembre, in stadi costruiti con i petroldollari ancora sporchi di sangue, pensavamo di aver toccato il fondo. Ci sbagliavamo e di grosso, questa edizione 2026 è stata nettamente peggiore, un’edizione da dimenticare, da gettare nella pattumiera della storia calcistica senza troppe remore.

Se dobbiamo scegliere un’immagine che riassuma questi Mondiali, ci tocca tornare alla finalissima. Gli spagnoli a fine partita sono pronti ad alzare il trofeo e celebrare la vittoria, ma sono costretti ad aspettare perché Trump non si vuole togliere, vuole rimanere lì con loro ed essere immortalato nella foto ufficiale.

Passano attimi di imbarazzo e tensione, fino a quando Rodri, capitano spagnolo, prende il presidente Usa per un braccio e lo allontana, come si farebbe con un “umarell” troppo invadente davanti a un cantiere quando gli operai perdono la pazienza.

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