Il taccuino mundial del Corriere / Un trono per due contendenti
TORONTO – Agli albori fu solo Argentina. Dalla primissima assoluta del 1952, l’Albiceleste dominò le sfide contro la Spagna per ben nove anni prima di assaporare l’amaro sapore della sconfitta nel 1961. La prima partita – ci dicono gli almanacchi – venne disputata al vecchio Stadio Nuovo Chamartín (che pochi anni dopo, nel 1955, sarebbe stato ribattezzato con il nome attuale di Santiago Bernabéu). A spezzare l’equilibrio ci pensò l’argentino Ricardo Infante, attaccante dell’Estudiantes e della nazionale guidata dal Ct Guillermo Stábile, passato alla storia del calcio mondiale per essere stato l’inventore della “rabona”.
Da quella sfida i percorsi delle due nazionali approdate alla finalissima di questi mondiali 2026 si sono incrociati più volte e il bilancio è in perfetta parità, un equilibrio che sarà spezzata dalla gara di domenica. La Roja ha infatti vinto 6 volte esattamente come l’Argentina, mentre sono due i pareggi, con una quasi parità anche nelle reti segnate: 19 per gli iberici, 18 per i sudamericani.
Nonostante questa rivalità duri ormai da oltre settant’anni e al netto del fatto che le due Nazionali siano stati ai vertici del calcio planetario per lunghissimo tempo, Spagna e Argentina si sono incontrate solamente una volta ai Mondiali, prima di questa finalissima.
Coppa del Mondo 1966, in Inghilterra. La sfida è in programma a Birmingham, con la Spagna che – guarda le coincidenze – si presentava al torneo con lo status di campione d’Europa in carica (titolo vinto nel 1964), esattamente come oggi quindi, e con una squadra stellare guidata da Luisito Suárez. Ma alla fine a prevalere fu l’Argentina, grazie alla doppietta di Luis Artime.
Facendo un salto esatto di 60 anni e tornando ai giorni nostri, cresce l’attesa per l’epilogo di questa Coppa del Mondo, che a dire il vero ha riservato più delusioni che entusiasmo. Ma non è tempo di bilanci, quelli si faranno alla fine. A contendersi il tetto del mondo saranno quindi Messi e compagni, che hanno battuto in rimonta l’Inghilterra e devono ringraziare il ct Tuchel per aver deciso di fare le barricate dopo il gol del vantaggio invece di continuare giocare, e la Spagna di Lamine Yamal, che in semifinale ha affossato la strafavorita Francia.
Sono tante le possibili chiavi di lettura del match: garra argentina contro possesso palla spagnolo, il campione sul viale del tramonto – Messi – che ancora non vuole abdicare e la stella emergente – Yamal – che nella sua scalata verso l’Olimpo calcistico vuole mettere un’altra tacca dopo le tre Liga conquistate con il Barca e il campionato Europeo del 2024. Ma come sempre accade, o quasi, le sfide a questi livelli saranno decise dai dettagli, o magari da chi meno te l’aspetti.
Da quello che si è visto fino a questo momento, gli uomini chiave della Spagna sono due: Rodri, splendido metronomo del centrocampo iberico e Dani Olmo, che invece ama agire venti metri più avanti. Nell’Argentina abbiamo assistito alla rinascita di Paredes, vecchia conoscenza del calcio italiano, nel ruolo di “volante”, come dicono i sudamericani, il mediano davanti alla difesa che si abbassa in fase di costruzione, e alla definitiva consacrazione di Enzo Fernandez. Come sempre, che vinca il migliore.
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