Caos referendum, anche la base dello UCP si spacca
TORONTO – La maggioranza della base del partito di Danielle Smith sarebbe a favore della secessione. E questo, in sostanza, spiegherebbe tutte le ambiguità della strategia politica della premier dell’Alberta. A delinerare questo inquietante scenario è Rob Smith, presidente dello United Conservative Party (UCP, che mette in luce come secondo le informazioni in suo possesso l’ondata indipendentista non è affatto marginale nell’elettorato dell’Alberta, ma ha una presenza significativa anche nel partito di governo, specialmente tra i suoi elettori. E il pericoloso bluff della premier – così come l’ha definito lunedì il primo ministro Mark Carney – rischia davvero di aprire le porte all’indipendenza dell’Alberta dal resto del Canada.
La mossa di Danielle Smith, che ha deciso di aggiungere ai quesiti referendari del 19 ottobre anche quello sulla potenziale attivazione del referendum secessionista, potrebbe diventare un’arma a doppio taglio, vuoi per la sottovalutazione del malcontento che serpeggia tra i residenti, vuoi per un ben preciso calcolo politico dalle conseguenze difficilmente ipotizzabili. Il presidente dell’UCP, riferendosi alla decisione della premier, ha dichiarato che il partito rimarrà neutrale nel dibattito sulla separazione, a differenze del governo – che sostiene – che invece farà campagna contro la secessione. Ma la situazione di caos viene alimentata anche dall’ambiguità delle dichiarazioni dei dirigenti politici coinvolti nel dibattito.
Lo stesso Rob Smith ha fatto sapere che “il nostro non è un partito indipendentista, almeno per ora”. Ed è proprio quel “almeno per ora” che preoccupa Carney ma anche il Partito Conservatore federale, in una questione talmente importante per il futuro del Paese che richiederebbe una presa di posizione netta e chiara senza se e senza ma.
I sondaggi in questo momento danno al fronte antiseparatista un margine di vantaggio rassicurante – 60 per cento per il no, 35 per cento pro indipendenza – ma come l’esperienza della Brexit ha insegnato, gli umori dell’elettorato possono cambiare in modo significativo anche nel giro di pochi mesi.
In questo fragile contesto continua in Alberta il vertice annuale dei premier delle Province dell’Ovest, un incontro che coinvolge i leader dell’Alberta, della British Columbia, del Saskatchewam, del Manitoba e dei Territori.
Nella prima giornata, come ampiamente previsto, ci sono stati momenti di tensione tra la Smith e il premier della B.C. David Eby. Quest’ultimo ha ribadito le sue critiche sulla decisione di inserire il quesito sulla separazione nei referendum del 19 ottobre. La premier dell’Alberta ha risposto per le rime, ricordando come il no continuo della B.C. alla costruzione di un oleodotto sia stata in passato una delle principali cause del malcontento e del malessere popolare nella sua provincia, perché di fatto ha rappresentato un danno ingente all’economia e ha allontanato gli investimenti.
Il premier del Saskatchewan Scott Moe ha cercato di fare da pacere: da un lato ha dichiarato la sua netta opposizione alla secessione dell’Alberta, dall’altro ha dichiarato di comprendere le ragioni che hanno spinto la Smith a inserire il quesito referendario.
In alto, una manifestazione secessionista in Alberta (foto: X – Stay Free Alberta)

