Canada

Dati approssimativi,
Omicron mette
in crisi l’Ontario

TORONTO – La minaccia rappresentata da Omicron continua ad aumentare di giorno in giorno. In Ontario una delle più impellenti difficoltà è quella di capire fino a che punto la nuova variante stia alimentando il contagio in questa ondata della pandemia.

Il problema, come ha spiegato martedì il Chief Medical Officer Kieran Moore e come ha ribadito ieri il Comitato tecnico scientifico provinciale, è rappresentato dal fatto che in questo momento non siamo in grado di avere in mano un’istantanea precisa ed esaustiva dei contagi: i laboratori provinciali devono farei conti con l’analisi di tamponi arretrati che vanno indietro di alcuni giorni, quindi la presentazione dei dati giornalieri è – a differenza degli ultimi venti mesi – approssimativa e non in grado di fornire una mappatura reale dei contagi. In questi giorni il numero dei positivi è stato abbondantemente al di sopra della media degli ultimi mesi – ieri abbiamo sfondato ancora una volta quota 4mila – eppure siamo molto lontani dalle previsioni fatte dallo stesso Moore e da numerosi virologi circa la capacità di replica di Omicron, capace di raddoppiare il numero dei contagiati ogni 2-3 giorni.

“Tipicamente – ha dichiarato Peter Jüni, direttore del Comitato tecnico scientifico – partiamo dall’assunto di essere in grado di identificare circa il 40 per cento dei casi e stiamo vedendo che il sistema di sorveglianza inizia a registrare delle difficoltà”. Con queste percentuali, con i numeri di questi giorni il dato più accurato dovrebbe essere oltre i 10mila casi giornalieri in Ontario.

Ma si tratta di supposizioni, di congetture che dovrebbero essere verificate con più precisione.

In questa fase, vista anche l’incapacità attuale dei nostri laboratori di tenere il passo nell’analisi dei tamponi come è invece avvenuto per le precedenti ondate, c’è chi propone di utilizzare altri parametri per capire fino a che punto il contagio di Covid-19 si stia sviluppando con la variante Omicron: alcuni virologi chiedono che vengano valutati solamente i dati certi, come quello delle ospedalizzazioni e dei ricoveri in terapia intensiva, mentre il dato sui casi venga considerato solo marginalmente. Non si tratta di un approccio nuovo, a dire il vero: in Gran Bretagna negli ultimi giorni ad esempio, le autorità sanitarie stanno presentando solamente i dati dei decessi e dei ricoveri, mentre quelli dei contagi vengono pubblicati in un secondo momento – ieri circa 100mial casi – con l’aggiunta che si tratta di valori molto approssimativi.

In ogni caso la comunità scientifica canadese è pressoché unanime nel considerare questa nuova ondata – l’ondata Omicron, come è già stata ribattezzata – come la più pesante e minacciosa di questa pandemia di Covid-19. E questo nonostante il fatto che nel mondo siano arrivati da più parti indicazioni – uno studio dell’Università di Cambridge come i dati del Sudafrica – che indicano come Omicron porti a sintomi più lievi rispetto alle altre varianti: a controbilanciare rimane il fatto che nuovo ceppo è molto più contagioso dei precedenti ed è quindi destinato ad infettare un numero maggiore di persone.

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