I nuovi dazi “bucano” il Cusma. Carney: avanti con la trattativa
TORONTO – Per la prima volta dall’inizio della guerra commerciale, i dazi doganali americani penetrano lo scudo del Cusma. È questo l’elemento nuovo introdotto dalla mossa di Donald Trump, che lunedì pomeriggio ha annunciato tariffe doganali del 50 per cento per una lunga lista di prodotti per un valore di circa 28 miliardi di dollari. Secondo i primi calcoli, questi dazi colpiscono circa il 5 per cento delle esportazioni canadesi negli Stati Uniti, ma a preoccupare è soprattutto il fatto che la sovrattassa sull’export viene appioppata a beni e servizi che in linea teorica godevano dell’ombrello protettito dell’accordo di libero scambio nordamericano.
A toccare la questione è stato ieri il primo ministro Mark Carney, dichiarando che “le nuove tariffe violano gli accordi del Cusma”. Il leader liberale ha poi aggiunto di aver sentito telefonicamente Trump e che nella chiamata si è registrata la reciproca volontà di accelerare sui negoziati nelle prossime settimane.
L’inquilino della Casa Bianca lunedì pomeriggio ha annunciato nuovi dazi del 50% su numerosi beni importati dal Canada, che entreranno in vigore tra 30 giorni se Ottawa non eliminerà quelle che l’amministrazione americana definisce “barriere commerciali discriminatorie” nei confronti dei prodotti statunitensi. In particolare Washington vuole la fine della massa al bando degli alcolici americani, la fine del sistema protezionistico canadese per il settore dei latticini in Quebec e altre barriere poste da Ottawa nel settore auto.
Trump ha fatto ricorso a una legge commerciale del 1930, che consente agli Stati Uniti di imporre tariffe fino al 50% contro Paesi accusati di discriminare le merci americane. Nello specifico, le tariffe colpiscono i vini canadesi, il cemento e le hockey stick (mazze da hockey) e una vasta lista di altri prodotti.
Il governo è focalizzato inoltre a portare avanti il negoziato per il rinnovo del Cusma, il trattato di libero scambio nordamericano che in questo momento si trova in fase di stallo per la mancanza di progressi significativi. Sempre ieri Trump ha confermato che le nuove tariffe sui beni canadesi “non hanno nulla a che fare” con la minaccia dei giorni scorsi di imporre dazi per gli incendi boschivi fuori controllo. E tanto per cambiare, si è tolto la soddisfazione di un nuovo affondo contro Ottawa. “Il Canada non potrebbe sopravvivere senza di noi”. Parole non troppo concilianti, come sempre.
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