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Stop a social e IA sotto i 16 anni? Gli esperti: “Non è la soluzione”

TORONTO – Che l'(ab)uso dei social media e di internet in generale faccia male ai giovanissimi, è ormai appurato: ansia e depressione, cyberbullismo, pericolose interazioni online… i rischi in agguato sono tanti e di vario tipo. Ma vietarne l’utilizzo ai minorenni (o quantomeno ai più giovani) è davvero la soluzione? No, secondo alcuni accademici della McGill University e dell’Università di Toronto che, in un servizio pubblicato da CityNews (toronto.citynews.ca) esprimono preoccupazione per la proposta del Partito Liberale di vietare l’uso dei social media e dell’intelligenza artificiale ai minori di 16 anni.

Recentemente, i Liberali federali hanno approvato una risoluzione non vincolante per stabilire un’età minima per i ragazzi che creano account sui social media e che utilizzano chatbot di intelligenza artificiale, con l’obiettivo di proteggere i minori da contenuti dannosi e migliorare la loro salute mentale. La risoluzione richiede alle piattaforme social di applicare verifiche dell’età, eliminare contenuti dannosi e prevenire interazioni online pericolose. Un’iniziativa simile a quella dell’Australia che ha già introdotto, recentemente, un limite di età per l’uso dei social media.

Ebbene, Vincent Paquin, professore assistente di Psicologia alla McGill University, sostiene che i giovani dovrebbero essere esposti ai social media invece di esserne completamente esclusi. Secondo lui, infatti, un divieto totale non impedirebbe loro di usarli, ma li spingerebbe a farlo di nascosto, rendendo più difficile per adulti, genitori e insegnanti intervenire quando sorgono problemi. “È meglio permettere ai giovani di avvicinarsi gradualmente a queste tecnologie ed aiutarli a sviluppare il pensiero critico e gli strumenti necessari per un utilizzo sicuro,” ha detto Paquin a CityNews. Piuttosto che un divieto, Paquin ritiene dunque che sarebbe preferibile una maggiore educazione all’uso delle piattaforme digitali e, al tempo stesso, migliori linee guida per le grandi aziende tecnologiche come TikTok e Meta che dovrebbero modificare il design delle piattaforme per offrire un’esperienza meno dipendente e più equilibrata, evitando per esempio il cosiddetto “doomscrolling”, ovvero lo scorrere continuo di contenuti, che può provocare ansia e dipendenza.

Ma non c’è solo il problema dei social media. Anche l’uso dell’intelligenza artificiale può avere conseguenze non positive e per questo la proposta dei Liberali suggerisce anche di vietare chatbot di IA come ChatGPT. “È stato dimostrato che queste tecnologie possono ridurre il desiderio di interazione con i coetanei, spingere alcuni giovani verso conversazioni sessuali e persino suggerire il suicidio agli utenti vulnerabili,” si legge nella risoluzione dei Liberali. In questo caso, il professor Paquin teme che bambini ed adolescenti possano diventare dipendenti dall’IA per il supporto psicologico, con il rischio di ricevere risposte inappropriate. “I chatbot di IA non possono sostituire un professionista della salute mentale né un’amicizia, una relazione umana,” ha affermato.

Un altro esperto, Tovi Grossman, professore associato presso il Dipartimento di Informatica dell’Università di Toronto, concorda sulla necessità di proteggere i minori dai rischi legati ai chatbot. Tuttavia, avverte che un divieto potrebbe portare ad una mancanza di educazione sull’uso dell’IA tra bambini e studenti più giovani. E, secondo lui, nell’istruzione secondaria l’IA potrebbe diventare uno strumento didattico prezioso. Ma va utilizzato bene. E come? Grossman suggerisce un approccio simile alla classificazione dei film: educare i giovani all’uso dell’IA introducendo sistemi di valutazione e limiti. “Non si vieta ai bambini di guardare film, ma si creano sistemi di classificazione” ha detto il professor Grossman a City News.

Per gli esperti dunque, la soluzione non è il divieto, ma l’educazione all’utilizzo di tali mezzi che, piaccia o no, rappresentano il nuovo modo dei giovani (e nono solo) di comunicare e di informarsi.

Foto di ROBIN WORRALL da Unsplash

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