Canada

Scattano i contro-dazi, stallo nel negoziato. E continuano le provocazioni di Trump

TORONTO – Scatta oggi la risposta ritorsiva del Canada nella guerra commerciale con gli Stati Uniti. Di fronte a un negoziato completamente fermo dopo lo stop alla trattativa a fine agosto, Ottawa ha deciso di rispondere dollari su dollaro alle tariffe aggiuntive imposte dalla Casa Bianca a circa 800 prodotti canadesi esportati negli Stati Uniti per un valore di circa 28 miliardi di dollari.

Entrano così in vigore oggi i contro-dazi canadesi, che prendono di mira poco meno di 800 prodotti americani importati nel nostro Paese, importazioni che incidono per 27,8 miliardi di dollari. Con la trattativa al palo e senza una prospettiva reale di riavviare il dialogo tra le due parti, le relazioni tra Ottawa e Washington rimangono ai minimi storici.

E a gettare benzina sul fuoco ci pensa Donald Trump, con le sue continue provocazioni che certamente non aiutano a stemperare gli animi, ma che anzi alimentano l’escalation che fino a questo momento sta creando danni a Nord e Sude del confine. Nelle ultime 24 ore l’inquilino della Casa Bianca ha davvero dato il meglio di sé, con i soliti interventi su Truth Social.

Il primo (qui sopra) è un attacco diretto a Mark Carney, che in questi ultimi 15 mesi ha sostituito Justin Trudeau nel poco invidiabile ruolo di bersaglio preferito del presidente americano. Nel post sono presenti i due leader politici vestiti con le casacche delle rispettive nazionali di hockey. Trump è in piedi, il primo ministro canadese è a terra dopo aver ricevuto un colpo, con il presidente Usa che urla: “Alzati, governatore”.

Il secondo post (in alto) è ancora più esplicito: una cartina geografica del continente nordamericano ricoperto dalla bandiera a stelle e strisce con la scritta “Stati Uniti d’America”: Canada e Messico spariscono, inglobati dal gigante Usa. Una curiosità: faranno parte “dell’impero americano” anche tutte le isole caraibiche – Cuba e Giamaica comprese – così come la Groenlandia e l’Islanda, che recentemente ha votato no al referendum per la richiesta di adesione all’Unione europea.

A complicare ulteriormente la situazione, un’altra controversa presa di posizione del magnate newyorchese sul le valute dei due Paesi. “Lo squilibrio tra il dollaro canadese e quello americano è inaccettabile – ha scritto Trump su Truth Social – è stato così per anni, ma non lo sarà più”.

Il riferimento è ovviamente alla differenza tra il loonie e il biglietto verde, che attualmente è nettamente a favore della valuta americana: u dollaro canadese vale 0,72 centesimi Usa. Un rapporto che tra l’altro si mantiene più o meno su questo livello da anni. Quello che Trump non capisce – o finge di non capire – è che le fluttuazioni nel valore delle singole monete non vengono decise dagli Stati o da organismi sovranazionali: è il mercato a farlo, con decine e decine di fattori che intervengono ogni giorno e che danno forza o svalutano la singola valuta. Quindi non si capisce bene di chi sarebbe la colpa di questo squilibrio, né di come il presidente americano potrebbe intervenire per cambiare le carte in tavola. Siamo di fronte, in definitiva, a una semplice provocazione in stile trumpiano al quale il governo canadese ha deciso di non rispondere.

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