Scatta la stretta Usa: al bando alcuni prodotti canadesi
TORONTO – Non si arresta l’escalation nella guerra commerciale tra il Canada e gli Stati Uniti. Un minuto dopo la mezzanotte di martedì, infatti, scatterà la messa al bando di alcuni prodotti canadesi, una stretta voluta e annunciata due settimana fa da Donald Trump, l’ennesima misura ritorsiva che conferma come i rapporti tra Ottawa e Washington siano ormai ridotti ai minimi termini.
In tutto, secondo i numeri forniti da Statistics Canada, i prodotti colpiti dalla messa al bando raggiungono un valore totale di circa 1,2 miliardi di dollari annui, una cifra marginale se si pensa alla mole dell’interscambio tra i due Paesi. Il mercato statunitense diventa off limits per tutti gli alcolici prodotti in Canada, per le motociclette assemblate nel nostro Paese, per una lunga lista di formaggi e latticini, il siero di latte e la melassa.
Ma questa volta a pesare sono due elementi specifici. Il primo è che in questa guerra commerciale ci eravamo abituati ai dazi e alle controtariffe: un determinato prodotto, cioè, veniva esportato con una sorta di sovrattassa decisa dall’amministrazione americana – o da quella canadese nel caso dei controdazi – che di fatto lo rendeva meno competitivo nel mercato d’entrata. Questa volta, invece, siamo di fronte a un definitivo blocco delle esportazioni: quel determinato prodotto, cioè, non potrà entrare negli Stati Uniti. Il secondo elemento è che la nuova misura voluta dall’inquilino della Casa Bianca va a colpire settori ben definiti, che ne risentiranno pesantemente: in particolare il settore vitivinicolo, prevalentemente in Ontario, dove le perdite stimate si avvicineranno ai 750 milioni di dollari, o la produzione di motociclette in Quebec, dove lo stop delle esportazioni potrebbe portare a una perdita di 117 milioni di dollari, tenendo conto delle stime dell’ultimo anno.
Il Canada, per ora, ha deciso di non rispondere a questo nuovo giro di vite di Washington. Il mese scorso i due Paesi erano sul punto di siglare un accordo sul commercio che avrebbe in qualche modo stemperato le tensioni, ma la trattativa è naufragata proprio alla fine, quando il primo ministro Mark Carney non ha accettato alcune condizioni poste dall’amministrazione americana. Da quel momento è scattato un nuovo round di dazi americani, ai quali il governo canadese ha risposto con delle controtariffe di pari valore, circa 28 miliardi di dollari.
Sullo sfondo, la trattativa per il rinnovo del Cusma – l’accordo di libero scambio nordamericano – si è completamente fermata per la decisione di Washington di non rinnovare il trattato per altri 16 anni, fino al 2042. Di fronte a questa situazione di crisi commerciale senza precedenti, l’esecutivo canadese ha cercato di allargare i propri orizzonti commerciali con altri Paesi e ha puntato a un rafforzamento dei rapporti con l’Unione europea. Per ora non sono previsti nuovi incontri tra le due parti per cercare di superare questa fase di stallo che pesa come un macigno sui consumatori canadesi come su quelli americani.

