Carney ha esaminato l’ipotesi di un’invasione Usa del Canada
TORONTO – È compito del primo ministro non farsi trovare impreparato, di fronte a ogni evenienza. Anche la più impensabile, anche la più remota, anche la più improbabile: come l’ipotetica invasione americana del Canada. Missili Usa su Toronto, carri armati a stelle e strisce che sfondano i confini a Niagara Falls e Windsor, truppe americane aviotrasportate che occupano i centri storici di Ottawa e Montreal.
A prima vista sembrerebbe la trama di un film distopico, un romanzo di fantapolitica, una trama partorita dall’Intelligenza Artificiale per qualche rivista fantasy. Eppure Mark Carney, nel bel mezzo della guerra commerciale con Washington, in questa continua escalation nella contrapposizione con l’amministrazione Trump, ha dovuto analizzare attentamente anche questo scenario, quello dell’ipotetico conflitto con il suo storico alleato. E non siamo di fronte e una indiscrezione giornalistica, magari montata e ricamata, non si tratta di una voce di corridoio sensazionalistica ripresa dalla stampa, ma di una sua candida ammissione.
Il primo ministro, infatti, durante un’intervista esclusiva concessa al New York Times, ha dichiarato di aver “studiato la possibilità di un’invasione americana”. Il leader liberale si è rifiutato di rivelare i dettagli specifici, ma ha sottolineato come “sarebbe stato irresponsabile non prepararsi a un rischio estremo quanto improbabile”. “In questo ruolo – ha aggiunto durante l’intervista – si hanno delle responsabilità e questo comporta il dover esaminare – ha poi ripetuto – anche un rischio estremo e improbabile. Non si tratta di uno scenario base o probabile, ma sarebbe da irresponsabili farsi trovare impreparato”.
Quella dipinta dal primo ministro durante l’intervista con il quotidiano americano è evidentemente un’evenienza del tutto ipotetica, altamente improbabile, anzi ci spingeremmo a dire del tutto illogica. Ma quando bisogna fare i conti con un personaggio eccessivo, ingombrante e imprevedibile come Donald Trump, utilizzare la logica come strumento esplicativo e metro di giudizio serve davvero a poco.
Non dobbiamo infatti dimenticare la narrazione trumpiana del Canada 51° Stato americano, un mantra che ha avuto inizio prima dell’insediamento alla Casa Bianca del tycoon newyorchese per il suo secondo mandato presidenziale. Quella che all’inizio poteva sembrare una battuta di cattivo gusto, fuori luogo, è stata ripetuta continuamente in questi venti mesi, di pari passo alla politica commerciale Usa punitiva verso il nostro Paese.
C’è da dire, comunque, che lo stesso inquilino della Casa Bianca ha escluso in passato una possibile azione militare contro il Canada. Bisogna andare indietro al maggio del 2025, quando durante un’intervista concessa al Cbs News, boccio l’ipotetico attacco a Nord del confine. Alla specifica domanda riguardo “l’invio di truppe nel Canada”, Trump chiosò: “Credo che non arriveremo mai a quel punto. Qualcosa potrebbe accadere con la Groenlandia. Voglio essere onesto, ci serve per la sicurezza nazionale e internazionale. Ma riguardo il Canada, ritengo che sia altamente improbabile. Non vedo questa situazione con il Canada, onestamente proprio non la vedo”.
Rimanendo su questo linea del tutto teorica, saremmo di fronte al paradosso, ovviamente. Non è mai successo nella storia, che un Paese della Nato abbia attaccato un’altra Nazione appartenente all’Alleanza Atlantica. Paradosso per paradosso, essendo la Nato un’alleanza prettamente difensiva, gli altri Paesi aderenti dovrebbero scendere in guerra contro l’aggressore per difendere l’aggredito. Gli Stati Uniti, in sostanza, farebbero scattare l’Articolo 5 del Trattato che rappresenta il principio della difesa collettiva: stabilisce che un attacco armato contro uno o più Paesi membri in Europa o in America settentrionale sarebbe considerato un attacco diretto contro tutti gli alleati.
Fantapolitica, appunto, scenario distopico altamente improbabile. Eppure, in questo mondo alla rovescia sfregiato dal modus operandi trumpiano, ci troviamo a dover discutere pure di questo, e discutere anche seriamente, come ha ammesso lo stesso Carney durante l’intervista. A questo punto c’è solo da resistere sino alla fine del 2028, quando il secondo mandato di Trump sarà agli sgoccioli, con la speranza di voltare pagina e consegnare alla pattumiera della storia questo periodo fatto di grande instabilità e incertezza.
In alto, il primo ministro Mark Carney (foto: X – Carney)

