Canada

Stop alla sciopero: è polemica sul ruolo del ministro del Lavoro

TORONTO – Continua il braccio di ferro sulla riforma della legge che regolamenta il lavoro in Canada. Il nodo, emerso prepotentemente con la presentazione della legge C-39 – il Building Canada Strong Act – ruota attorno alla definizione di “interesse nazionale”, e sulla interpretazione che in linea teorica potrebbe essere fatta nel caso in cui il progetto di legge liberale venisse approvata in parlamento.

Ma facciamo un passo indietro per contestualizzare. Il governo ha messo a punto questa legge quadro che avrebbe come obiettivo lo snellimento dell’iter burocratico per le grandi opere e gli investimenti infrastrutturali nel nostro Paese. Secondo l’esecutivo, con l’approvazione della misura presentata alla Camera si accorcerebbe e di molto i tempi necessari e verrebbero tagliati i troppi intoppi burocratici che in passato hanno rallentato lo sviluppo di queste infrastrutture.

Con il via libera della House of Commons, ci sarebbe solo una revisione per progetto e questo dovrebbe avvenire entro e non oltre i dodici mesi. Ma nella legge quadro è prevista una profonda revisione dell’articolo 107, quello che determina il ruolo del ministro del Lavoro nel caso di stallo in una vertenza sindacale che riguarda appunto le grandi opere. Se il C-39 dovesse diventare legge, il ministro avrebbe la facoltà di porre fine a uno sciopero, invocando appunto la clausola di “interesse nazionale” che in precedenza non era presenta nella legislazione attualmente in vigore: la motivazione è quella delle possibili conseguenze economiche per il Paese nel caso in cui venisse bloccato un progetto di grandi dimensioni.

Allo stesso tempo, la riforma prevede la creazione di una figura terza, quella del mediatore speciale, che in caso di mancato accordo tra le parti dovrebbe preparare un rapporto presentando delle raccomandazioni al ministro che tuttavia non sarebbero vincolanti.

E se Ottawa difende con forza la riforma – la ministra del Lavoro Patty Hajdu ha addirittura sostenuto che la riforma limita la possibilità di intervento del governo – i sindacati sono sul piede di guerra, perché valutano la legge in maniera diametralmente opposta: il governo – sostengono le parti sociali – avrebbe sempre il coltello dalla parte del manico, e con l’invocazione “dell’interesse nazionale” potrebbe decretare la fine di qualsiasi vertenza.

“L’interesse nazionale” – aggiungono i sindacati – non si può misurare, non è un elemento oggettivo, ma rientra nella piena discrezionalità e sensibilità del ministro e del suo governo. Per ora l’unico partito che si è opposto con forza alla riforma proposta dai liberali è stato l’Ndp, che denuncia il tentativo di limitare il diritto di sciopero dei lavoratori e che ribadisce le preoccupazioni sollevate negli ultimi giorni dal Canadian Labour Congress e dalle altre principali organizzazioni sindacali del Paese.

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