Canada

Pil pronto al rimbalzo, ma è allarme debito

TORONTO – La recessione tecnica in Canada avrà vita breve. È questa la previsione dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse) che nel suo ultimo rapporto rivede al rialzo il suo outlook sullo stato di salute dell’economia del nostro Paese, prevedendo un progressivo rafforzamento per i prossimi mesi e una crescita del Prodotto interno lordo più marcata lungo tutto il 2027. Stando a quanto riportato nel documento dell’Ocse, il Pil canadese dovrebbe chiudere l’anno in corso in territorio positivo, con una crescita prevista dell’1,2 per cento.

L’anno prossimo, poi, dovrebbe esserci un rafforzamento della crescita dei principali comparti del nostro settore produttivo, con il Pil pronto a raggiungere il più 1,7 per cento. Secondo l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, ad alimentare la crescita saranno “i consumi e gli investimenti del governo federale nella Difesa e nelle infrastrutture, mentre le imprese dovrebbero gradualmente recuperare” quanto perso nei mesi precedenti. Sempre secondo l’Ocse, le esportazioni nel settore energetico aiuteranno il Canada a consolidare la crescita nei prossimi due anni.

Tuttavia restano delle incognite che pesano come macigni in questo percorso. Il primo, ovviamente, è legato a doppio filo agli esiti del negoziato con gli Stati Uniti e il Messico per il rinnovo del Cusma. Ottawa punta all’estensione dell’accordo di libero scambio per i prossimi sedici anni, con l’amministrazione americana che continua a frenare e chiede delle modifiche profonde al trattato. Resta poi da decifrare l’esito della guerra commerciale con gli Stati Uniti, con le tariffe imposte da Donald Trump che stanno mettendo in ginocchio alcuni settori, a partire da quello dell’acciaio e dell’alluminio. Pesa, infine, anche lo scenario geopolitico globale, con la crisi iraniana che si ripercuote pesantemente in Canada sul prezzo del carburante e più in generale sul costo della vita: l’inflazione spaventa, perché aggredisce i consumi e zavorra il potere di spesa delle famiglie.

Un secondo campanello d’allarme è arrivato ieri mattina alla presentazione di un altro rapporto, quello del Parliamentary Budget Officer federale. Il Pbo sottolinea ancora una volta come il debito federale sia ormai fuori controllo: il rosso nell’ultimo anno sarebbe passato da 36,3 miliardi a 72 miliardi, di dollari raddoppiando in appena 12 mesi. L’effetto combinato – avverte il Pbo nel suo rapporto – di una calo delle entrate e di un aumento significativo della spesa pubblica ha fatto schizzare in alto il rosso dei conti federale.

Secondo il documento, le nuove spese federali previste tra il 2025 e il 2031 saliranno a quota 68,4 miliardi di dollari. Oltre a questo, l’incertezza sul fronte del commercio – e qui si torna alle tensioni con gli Stati Uniti – e il rallentamento della crescita demografica hanno ridotto il potenziale di crescita economica per i prossimi mesi. Secondo il Parliamentary Budget Officer, il 2026 si chiuderà con un aumento del Pil dell’1,1 per cento, mentre nel 2027 si parla di una crescita dell’1,6 per cento, numeri pressoché identici a quelli presenti nel rapporto dell’Ocse.

More Articles by the Same Author: