Canada

Rimbalzo del Pil, ma Carney è in calo

TORONTO – La recessione è ormai un lontano ricordo, ma la maggioranza continua a registrare difficoltà nei sondaggi. Stando agli ultimi dati pubblicati da Statistics Canada, anche a maggio il Prodotto interno lordo ha segnato un più 0,3 per cento, confermando i segnali di ripresa che chiudono una volta per tutte la polemica sulla recessione tecnica del primo trimestre di quest’anno.

Secondo l’Agenzia nazionale di statistica, sono stati 13 comparti produttivi su 20 a incrementare l’aumento del Pil – in particolare l’edilizia, il manifatturiero, il settore finanziario e assicurativo e il settore pubblico – mentre il settore minerario, quello petrolifero e quello del gas naturale hanno viaggiato a una velocità nettamente superiore, superando l’1 per cento. Segnali incoraggianti, inoltre, sono arrivati dal mattone, con il mercato immobiliare particolarmente attivo dopo un anno e passa di stallo completo.

Sempre secondo StatCan, gli indicatori preliminari relativi a giugno indicano ancora una crescita in territorio positivo, attorno allo 0,2 per cento, ma per avere i dati definitivi dovremo aspettare ancora qualche settimana.

In definitiva, dopo le difficoltà registrare all’inizio del 2026, la nostra economica si sta rimettendo in carreggiata, in linea con le previsioni che indicavano un progressivo rafforzamento con il passare dei mesi e questo nonostante le continue difficoltà strutturali causate dalla guerra commerciale con gli Stati Uniti, le zavorre rappresentate dai dazi doganali attivati da Washington su una lunga lista di prodotti canadesi e i mancati progressi nel negoziato sul rinnovo del Cusma, che pesano come un macigno perché alimentano l’incertezza in chiave futura.

E se da un lato Mark Carney può quindi esultare per essere uscito dalla palude rappresentata dallo spettro della recessione, dall’altro il primo ministro deve fare i conti con un calo abbastanza significativo in termini di popolarità e di riflesso, nel livello di consenso verso il Partito Liberale. Dopo Angus Reid, Nanos e Leger, infatti, anche Abacus Data ha certificato una riduzione abbastanza significativa della forbice che divide i liberali dai conservatori nelle intenzioni di voto. Stando al sondaggio pubblicato ieri, infatti, se si votasse in questo momento il Partito Liberale si attesterebbe a quota 44 per cento, mentre i tory agguanterebbero il 38 per cento delle preferenze: il distacco quindi si è ridotto al 6 per cento, dopo che per più di sei mesi la forbice tra la maggioranza e il principale partito d’opposizione era stata costantemente in doppia cifra. A tenere a galla i grit, comunque, ci pensa lo stato di crisi in quale versa l’Ndp, che nonostante la nuova leadership di Avi Lewis non riesce ad attrarre consenso e resta inchiodato al 9 per cento.

In questo scenario, quindi, assumono una grandissima importanza le tre elezioni suppletive in programma il prossimo 31 agosto. Gli elettori di Beaches–East York (Ontario), Chicoutimi–Le Fjord (Quebec) e North Vancouver–Capilano (British Columbia) torneranno alle urne: per il primo ministro sarà un test significativo per la tenuta della sua maggioranza, per le opposizioni invece sarà una ghiotta occasione per lanciare un possibile segnale in chiave futura.

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