Canada

Quote sull’export per abbassare i dazi Usa

TORONTO – L’obiettivo è solo uno: trovare la quadra sul fronte dazi per facilitare il possibile rinnovo del Cusma. E per farlo, avendo davanti l’amministrazione Trump, bisogna fare delle concessioni. Il governo canadese continua così ad essere impegnato in questa delicata partita a scacchi con i rappresentanti della Casa Bianca e l’ultima proposta, avanzata dal ministro Dominic LeBlanc durante gli incontri a Washington di questi giorni, comporterebbe la limitazione sull’export di determinati prodotti canadesi per abbassare in modo significativo l’incidenza della tariffe americane che entreranno in vigore il prossimo 19 agosto. Dazi, quelli annunciati il mese scorso dall’inquilino della Casa Bianca, che dovrebbero zavorrare del 50 per cento il prezzo di circa 800 prodotti canadesi che entrano nel mercato statunitense, per un valore che sia aggira sui 28 miliardi di dollari.

Sul tavolo della trattativa è stato appoggiato questo nuovo progetto che prevede l’imposizione di quote tariffarie (TRQ) sulle esportazioni canadesi di acciaio e alluminio in cambio di un alleggerimento dai pesanti dazi statunitensi.

In questo contesto, i metalli canadesi spediti negli Stati Uniti sarebbero limitati a un quantitativo specifico: le spedizioni al di sotto di quel limite affronterebbero tariffe statunitensi più basse, mentre qualsiasi esportazione superiore al limite comporterebbe sanzioni esorbitanti. I negoziati rinnovati arrivano in risposta alla crescente pressione della Casa Bianca.

Canada e Stati Uniti avevano precedentemente esplorato questo sistema di quote nell’ottobre 2025 prima che i colloqui crollassero bruscamente in seguito alle pubblicità volute dal premier dell’Ontario Doug Ford nelle quali si riprendeva un vecchio discorso alla Nazione di Ronald Reagan nel quale l’allora presidente americano bocciava categoricamente l’utilizzo dei dazi doganali. Trump ha poi gettato benzina sul fuoco nel giugno 2026 portando le tariffe su acciaio e alluminio al 50 per cento.

Sebbene il Canada abbia una motivazione convincente per l’alleggerimento dell’alluminio perché gli Stati Uniti dipendono fortemente dalle importazioni, ottenere un accordo favorevole per l’acciaio rimane un ostacolo più difficile a causa di una lobby siderurgica interna molto influente a Washington. In uno sforzo separato per proteggere i mercati locali e allinearsi alle più ampie misure protezionistiche nordamericane, il governo del primo ministro Mark Carney ha recentemente inasprito le restrizioni sull’acciaio straniero proveniente da paesi senza un accordo di libero scambio.

Ora resta da capire se la proposta di Ottawa farò breccia nel muro di Washington o se ci sarà un nulla di fatto. Un eventuale via libera potrebbe favorire il negoziato parallelo sul rinnovo del Cusma, che in questo momento si trova in a fase di stallo.

In alto, il rappresentante Usa Jamieson Greer e il ministro LeBlanc (foto: X – LeBlanc)

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