Canada

Guerra commerciale, arriva l’arma a doppio taglio dei dazi

TORONTO – Partiamo da un dato di fatto: in una guerra commerciale non ci sono vincitori. La dura contrapposizione tra Ottawa e Washington, fatta di tariffe doganali, contro dazi, ritorsioni e minacce di ulteriore escalation, sarà pagata a duro prezzo a Nord e a Sud del confine. Perché quello che bisogna capire – e che gli economisti continuano a ripetere continuamente, molto spesso inascoltati – è che se un Paese attiva dei dazi su determinati prodotti, a pagare il conto in primo luogo non è il Paese verso cui le tariffe sono dirette, ma i propri cittadini.

Così come il primo impatto dei nuovi dazi americani entrati in vigore sabato scorso sta ricadendo direttamente sui consumatori statunitensi, che per comprare determinati prodotti canadesi devono pagare una sorta di sovrattassa, lo stesso meccanismo si ripeterà qui in Canada a partire dall’8 settembre quando, salvo improbabili cambiamenti, verranno attivate le contro tariffe annunciate martedì dal governo federale: anche in questo caso, il prezzo ricadrà direttamente sul nostro portafoglio, indebolendo ulteriormente il potere d’acquisto delle famiglie canadese e provocando più in generale delle ripercussioni sul costo della vita, che inevitabilmente subirà un’ulteriore impennata.

Ed è quindi vero che gli ultimi sondaggi confermano come la maggioranza dei canadesi – circa il 75 per cento, secondo Angus Reid – sia favorevole al pugno duro del primo ministro Mark Carney: resta però da capire se questo livello di consenso rimarrà tale anche quando il peso delle contro tariffe canadesi si farà sentire sulle nostre tasche. Un secondo fattore da considerare riguarda il clima economico che si verrà a creare di pari passo con l’escalation nel braccio di ferro tra il Canada e gli Stati Uniti, un clima caratterizzato dalla grande incertezza.

E l’incertezza ha un effetto domino su tutta l’economia, perché vengono rimandati o bloccati gli investimenti e si vengono a creare pesantissime ripercussioni sul fronte occupazionale. Stando a uno studio pubblicato dall’Università di Calgary all’inizio di questa settimana, il primissimo effetto dei nuovi dazi sarà la perdita in Canada di qualcosa come 87mila posti di lavoro, con l’Ontario, il Quebec e la British Columbia che saranno le tre Province più colpite.

Insomma, nell’immediato futuro le prospettive non sono incoraggianti. C’è da sperare quindi che dopo questa improvvisa infiammata ci sia il tempo a Washingtone Ottawa di rivalutare con maggiore calma la situazione e riavviare il negoziato.

Anche perché – è utile ricordare – che in ballo resta da giocare una partita addirittura più importante, quella sul rinnovo del Cusma, il trattato di libero scambio nordamericano che dopo lo stallo di luglio resta in una sorta di limbo nonostante l’urgenza di un accordo che accontenti il Canada, gli Stati Uniti e il Messico.

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