Dazi, passo indietro degli Usa sul francese. Ma è stallo nel dialogo
TORONTO – Ancora segnali contrastanti sul fronte dazi. Se da un lato continuano le provocazioni che arrivano direttamente dalla Casa Bianca – con Donald Trump che ha firmato un ordine esecutivo che cambia il nome del Lago Ontario con Lago America – da parte dell’amministrazione Usa si registrano alcune aperture che potrebbero contribuire a riavviare la trattativa. Ieri mattina, infatti, il ministro con la delega al Commercio Canada-Usa, Dominic LeBlanc, ha fatto sapere che Washington ha inviato un chiarimento sulla precedente posizione assunta sulla lingua francese e sulla etichettatura dei prodotti americani esportati in Quebec, un nodo che a detta del primo ministro Mark Carney aveva contribuito a far naufragare il negoziato all’ultimo momento.
“Il Canada – ha scritto LeBlanc su X – accoglie con favore il fatto che gli Stati Uniti stiano ora ritirando le loro posizioni su lingua e etichettatura e confermano che le misure per promuovere la lingua francese e la cultura canadese non saranno soggette a future azioni commerciali degli Stati Uniti”. “Attendiamo con interesse ulteriori chiarimenti costruttivi da parte degli Stati Uniti sulle loro altre posizioni che creerebbero la possibilità di un accordo commerciale reciprocamente vantaggioso che rispetti la sovranità canadese”.
Ma allo stesso tempo sono contrastanti i segnali che arrivano da Washington. Nel pomeriggio il segretario al Commercio Howard Lutnick ha smontato completamente la versione fornita dal governo canadese sul fallimento dei negoziati, puntando il dito contro Carney e – a suo dire – la decisione “solamente politica” di bloccare la trattativa vicino al traguardo finale. “Ma voi pensate veramente che al popolo americano interessi davvero se in Quebec parlano il francese? Non ci interessa! La verità è che Carney ha fatto una scelta politica, perché in Quebec ci saranno le elezioni e il partito sovranista è in testa. E in Alberta a ottobre ci sarà il voto che potrebbe portare alla secessione. Questa è la verità”.
A fagli eco anche il rappresentante al Commercio americano Jamieson Greer ha confermato la versione della Casa Bianca, secondo la quale non sarebbe stata Washington a cambiare le carte in tavola l’ultimo momento, ma al contrario sarebbe stato il governo canadese ad apportare delle modifiche finali che non erano stato discusse e che hanno costretto gli Usa a defilarsi dall’accordo.
Una ricostruzione questa che cozza con quella fornita da Carney e dai suoi ministri, secondo la quale ad alzarsi dal tavolo della trattativa sia stata la delegazione canadese e non quella americana.
In ogni caso lo stesso Greer, pur riconoscendo che in questa fase le distanze rimangano, non ha escluso che nei prossimi giorni la macchina della trattativa possa ripartire, favorendo un clima di distensione.

