Il taccuino mundial del Corriere / Allacciamo le cinture, finalmente si parte
TORONTO – La lunga attesa è finita. Oggi, con il fischio d’inizio di Messico-Sudafrica, prendono ufficialmente il via i Mondiali 2026. Ai nastri di partenza abbiamo un ristretto gruppo di squadre che legittimamente si candidano alla vittoria finale, un altro gruppo di Nazionali pronte a stupire e una terza fascia di possibili sorprese.
Le favorite. Non possiamo non partire dall’Argentina campione in carica, che arriva a questi Mondiali con l’ambizione di bissare il successo del Qatar. Certo, la compagine sudamericana deve fare i conti con l’inevitabile declino della sua stella, quel Messi che a fine giugno compierà 39 anni e che dal 2023 gioca in un campionato poco competitivo come l’Mls. Ma la squadra è solida, può contare su altri pezzi da novanta come Alvarez e Lautaro. Insomma, chi vorrà vincere dovrà fare i conti con i campioni in carica. Sullo stesso piano troviamo la Francia, che a livello qualitativo ha una rosa davvero spaventosa: Mbappé, Dembele e soprattutto Olise sono i tre fuoriclasse, ma i galletti sono impressionanti in tutti i reparti.
Quando si parla di Mondiali, una Nazionale che parte sempre per vincerli è il Brasile. A livello di singoli talenti possiamo dire che non siamo di fronte a una squadra di fenomeni, tutt’altro, ma se nel mix mettiamo l’esperienza di quella vecchia volpe di Carletto Ancelotti, tutto può succedere. Stesso discorso per la Germania, dove invece di talento e qualità ne troviamo a chili. La squadra tedesca unisce concretezza teutonica a estro e fantasia delle nuove generazioni: le stelle sono Musiala, Harvetz, Sane e Wirtz, con una potenza di fuoco là davanti davvero incredibile.
Chiude il cerchio la Spagna, anche in questo caso una Nazionale che può fare leva su campioni come Lamine Yamal, Rodri e Pedro.
La seconda fascia. Parte con grandi ambizioni l’Inghilterra allenata da Tuchel, con Bellingham che cerca il riscatto dopo una stagione in chiaroscuro, Kane dal gol facile e una vagonata di giovani talenti sulla rampa di lancio.
Non si nasconde il Portogallo, ormai non più Ronaldo-dipendente, che punta a raggiungere almeno le semifinali ma nutre ambizioni di vittoria.
Altre squadre europee vogliono dire la loro: la Norvegia di Haaland, il Belgio di Doku e Lukaku, la Croazia dell’eterno Modric e soprattutto l’Olanda di Gakpo e Depay.
Le possibile sorprese. E qui si entra in un campo davvero vastissimo. Con le modifiche volute da Infantino, ci troviamo di fronte a una lunghissima lista di Nazionali con poca storia ai Mondiali.
Quattro – Curacao, Capoverde, Uzbekistan e Giordania – sono addirittura all’esordio. Se dovessimo scommettere, punteremmo sulla Turchia guidata Vincenzo Montella e trainata dalle due stelline Arda Guler e Yildiz. Senza dimenticare il Marocco di Brahim Diaz e Hakimi e l’Egitto di Salah. Uruguay e Colombia continueranno ad essere avversari ostici per chiunque, la Svezia si aggrapperà ai due attaccanti Gyokares e Isak, mentre la Svizzera non nasconde le proprie ambizioni.
In ogni caso si parte, e che vinca il migliore.

