Favino sarà Marchionne in “Falcon” di Bellocchio
TORONTO – Il noto attore italiano Pierfrancesco Favino ha ufficialmente firmato per recitare Falcon, il tanto atteso dramma biografico del maestro regista Marco Bellocchio. L’annuncio principale del casting, che questa settimana è stato diffuso in ambienti del settore, rappresenta il catalizzatore definitivo per un progetto ad alto rischio che inizierà a far girare le telecamere questo prossimo autunno.
Entrambi hanno costruito il loro curriculum su drammi sofisticati e di grande intensità, formando un team creativo formidabile.
Naturalmente, il catalizzatore della loro reunion fu il loro immenso successo internazionale con Il Traditore (2019) – cioè, fino a quando non scambiano il mondo oscuro della Mafia siciliana con le spietate arene aziendali dell’industria automobilistica globale.
Favino interpreterà Sergio Marchionne, l’ex CEO di Fiat e Chrysler che ha attraversato continenti a bordo del suo jet privato – un Dassault Falcon.
Scegliere una superstar italiana per interpretare un gigante industriale italiano non è però lo standard del settore.
Per anni, Favino ha sostenuto con forza l’integrità culturale, sostenendo che il cinema internazionale soffre spesso di una “cecità da disattenzione” quando sceglie attori stranieri per interpretare figure iconiche italiane.
Affrontando Marchionne, Favino mette in pratica la sua difesa, assicurandosi che i registi nativi possano riconquistare in sicurezza le proprie narrazioni storiche invece di vederle saccheggiate dall’esterno.
Con Falcon, lotta per superare il classico stereotipo italiano di Hollywood. Invece, Favino promette di offrire un’esplorazione degna di un dirigente bilingue che ha trascorso gli anni formativi in Canada.
Come osserva Bellocchio, poiché Marchionne “conosceva perfettamente l’inglese, forse più dell’italiano, l’attore deve essere perfettamente bilingue”. E Favino è particolarmente attrezzato per colmare quel divario culturale. Continua a dimostrare che gli attori italiani possiedono la profondità necessaria per raccontare le proprie storie complesse con integrità.
Il suo casting evidenzia anche un punto di svolta cruciale per la fiducia dell’industria locale.
Per decenni, il cinema italiano ha sentito una certa pressione a diluire le sue specifiche regionali o a piegare le verità storiche per soddisfare un mercato internazionale – che tratta l’Italia come un museo bellissimo.
Mettendo un attore locale e celebre della statura di Favino sulla tenda di un biopic italiano, la produzione riafferma che gli narratori italiani sono gli unici capaci di catturare le vere sfumature psicologiche delle loro icone nazionali. Il progetto evita la trappola di un biopic superficiale, spostando le scene affinché lo spettatore passi dal seguire un gigante aziendale al testimoniare l’isolamento di Marchionne.
La sceneggiatura prospera sul rapporto reale di Marchionne con il suo paese d’origine, che spesso lo accolse con ostilità. Riflettendo su questa tensione, Bellocchio spiega: “Mi attragge raccontare la storia di una figura che, al suo ritorno a casa, viene accolta con ostilità da alcune istituzioni italiane. Alla fine, si potrebbe dire che fu una ‘figura tragica'”.
Sostenuta da Rai Cinema e Kavac Film, la produzione opera come uno sforzo collaborativo di primo piano. Dimostra che i registi italiani non hanno sempre bisogno di Hollywood per convalidare la storia moderna dell’Italia.
Con Favino a guidare la carica, Falcon stabilisce un nuovo precedente audace, dimostrando ancora una volta che l’Italia non ha bisogno di permessi esterni per raccontare le proprie storie.
Nelle foto, Pierfrancesco Favino e Sergio Marchione
Massimo Volpe, autore di questo articolo, è un filmmaker e scrittore freelance di Toronto: scrive recensioni di film/contenuti italiani su Netflix




