Canada

Cusma, Ottawa chiede il rinnovo per 16 anni

TORONTO – Il Canada ha presentato agli Stati Uniti e al Messico la richiesta formale per il rinnovo del Cusma. La svolta è arrivata ieri in concomitanza dell’incontro a Washington – il primo degli ultimi sette mesi – tra il ministro per il Commercio Canada-Usa Dominic LeBlanc e il rappresentante americano al Commercio Jamieson Greer. Ottawa quindi scopre le carte e chiarisce una volta per tutte la sua posizione ufficiale sull’accordo trilaterale di libero scambio che dovrà essere rinnovato in vista della scadenza prefissata dell’1 luglio 2026. È stato lo stesso LeBlanc, attraverso una lettera pubblicata ieri, a chiedere alla controparte americana e a quella messicana, di lavorare insieme per arrivare al rinnovo per altri 16 anni del Cusma, cercando di smussare gli angoli e superare i punti di frizione che sono emersi nel negoziato e che rappresentano, in questa fase, gli ostacoli principali nella trattativa.

“Questo accordo – si legge nella missiva del ministro – porta con sé innegabili benefici per i nostri Paesi e rafforza l’integrazione delle economia del Nord America. La crescita e il successo portato avanti dal nostro storico accordo trilaterale è la ragione principale per la quale io confermo che il Canada raccomanda il rinnovo dell’accordo per altri 16 anni”.

Va precisato, comunque, che la richiesta del Canada era abbastanza scontata, vista la posizione assunta dall’esecutivo negli ultimi mesi. Il negoziato sul rinnovo del Cusma, oltre a quello delineato dal governo guidato da Mark Carney, prevede altri due possibili esiti: il mancato accordo tra le parti, che farebbe entrare il trattato in una fase di attivazione provvisoria con meccanismi di rinnovo annuale, oppure il passo indietro di una delle parti contraenti, con un preavviso obbligatorio di sei mesi.

Uno scenario questo che ovviamente Ottawa vorrebbe scongiurare e la visita di LeBlanc a Washington va vista proprio sotto questa ottica. Il Cusma, è utile ricordarlo, ha fatto da ombrello protettivo alle esportazioni canadesi anche nell’ultimo anno di guerra commerciale con gli Stati Uniti, permettendo all’85 per cento dei prodotti canadesi di entrare nel ricco mercato americano senza dover pagare le tariffe doganali volute dall’inquilino della Casa Bianca, Donald Trump. Senza il Cusma, quindi, questa protezione cesserebbe, con conseguenze catastrofiche per la nostra economia.

Sempre all’interno di questo frangente, ieri per la prima volta Carney ha commentato il rapporto di venerdì scorso di Statistics Canada, che ha certificato come il nostro Paese sia entrato in una fase di recessione tecnica causata dal segno negativo del Pil per due trimestri consecutivi.

“Ci sono degli aspetti di debolezza nella nostra economica – ha dichiarato il primo ministro, che non ha usato la parola recessione – ma questo governo è stato nella fase di gettare le fondamenta per un economica canadese più forte, più resiliente e più indipendente. Si tratta di un processo di aggiustamento, in una fase in cui abbiamo apportato massicci investimenti, grandi cambiamenti su come opera il governo, con nuovi accordi commerciali con altri Paesi”.

Parole, quelle di Carney, all’insegna della cautela, anche in vista dei possibili sviluppi delle prossime settimane che ci dividono dalla scadenza dell’1 luglio.

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