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Il taccuino mundial del Corriere / L’Infantinizzazione del calcio: livello tecnico infimo e noia

TORONTO – “Non so. Io la vostra passione per il calcio proprio non la capisco. Non succede praticamente nulla per 90 minuti, se la palla entra una volta in rete esplode il putiferio. Il calcio è maledettamente noioso”. Il nostro amico Jimmy non è uno che le manda a dire. Lo sport che per noi è una ragione di vita, quasi una religione, per lui è solo un monotono, ripetitivo rituale di 22 uomini in mutande che corrono dietro a una palla. Nulla a che vedere con l’emozione e la velocità di gioco dell’hockey, o con i brividi agonistici tachicardiaci provocati dal basket.

Ma quello che definiremo il “Jimmy-pensiero” per decenni ha imperversato in Nord America ed è per questo che per tanti anni il beautiful game non ha sfondato.

Questa Coppa del Mondo 2026 ha un obiettivo davvero ambizioso: smontare pezzo dopo pezzo il “Jimmy-pensiero”, ribaltarne le certezze, capovolgerne gli assunti e stravolgerne le conclusioni.

Per farlo, abbiamo assistito a un processo di “Infantinizzazione” del calcio, iniziato peraltro con i Mondiali per Club della scorsa estate.

Ecco allora che la chiave è allargare il numero di partecipanti, garantendo posti a Nazionali improponibili: più gare, più gol, più spettacolo (?). E nel fare questo, ovviamente, si fa un grande favore alle stelle, anche a quelle un po’ in declino a dire il vero, che avranno la possibilità di segnare a raffica e di far sognare i tifosi. Non è un caso che la tripletta di Messi, le doppiette di Mbappé, Haaland e Havertz siano state segnate contro compagini non proprio irresistibili.

Il processo di “Infantinizzazione” del calcio, inoltre, coinvolge sponsor, diritti tv, soldi che girano attorno al carrozzone: la pausa di un minuto per permettere ai giocatori di dissetarsi – prima facoltativa, a seconda della temperatura – diventa pausa obbligatoria di tre minuti – con pubblicità che pagano fiori di milioni per una manciata di secondi – con delle punte che toccano il demenziale: è il caso dello stop di Ghana-Panama a Toronto, quando la temperatura non superava i 15 gradi e pioveva a dirotto. Si va verso i quattro tempi stile Nba.

E che dire della finalissima, dove lo stop tra primo e secondo tempo durerà mezz’ora invece dei canonici 15 minuti, per permettere uno show stile Super Bowl? Possiamo parlare ancora di calcio? O è qualcos’altro?

Insomma, il bilancio di questa prima settimana non è dei più lusinghieri, per chi ama e segue il calcio da una vita. Livello tecnico infimo, tanto catenaccio delle piccole: fino a questo momento solo una partita – Inghilterra-Croazia – è stata degna del massimo palcoscenico mondiale.

Il resto ha lasciato davvero a desiderare. La speranza è che superate le paludi dei gironi, nella fase a eliminazione diretta torneremo finalmente a vedere un calcio di livello, combattuto, appassionante.

E questo, nonostante il sabotaggio voluto, architettato e realizzato dal presidente della Fifa. Che già propone futuri allargamenti per i prossimi mondiali. Che Dio ce ne scampi…

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