Il Canada senza Cusma: sarebbe molto pesante ma non “catastrofico”
TORONTO – La fine del Cusma produrrebbe effetti molto gravi in Canada, ma non sarebbe una “catastrofe economica”. È quanto sostiene un rapporto della Deloitte presentato ieri nel quale si analizzano alcuni scenari legati al futuro esito dell’accordo di libero scambio tra Canada, Stati Uniti e Messico, un trattato che in questo momento è ancora attivo nonostante non sia stata approvata l’estensione per altri 16 anni entro la deadline dello scorso luglio.
Nello studio si mette in luce come l’accordo abbia degli innegabili effetti positivi sull’economia canadese, che continua ad essere fortemente integrata con quella americana nonostante la guerra commerciale scatenata da Donald Trump, con i dazi e le contro tariffe che zavorrano l’interscambio tra i due Paesi. Ebbene, Deloitte delinea quello che definisce “il peggiore scenario futuro” del tutto teorico, quello della cancellazione del Cusma per volere dell’amministrazione di Washington.
“Lo scenario peggiore – si legge nel rapporto di Deloitte – sarebbe lo scioglimento della Cusma, una possibilità che non può essere scartata. Gli Stati Uniti rappresentavano circa il 70 per cento delle esportazioni canadesi nel 2025. Se ciò dovesse accadere, il prodotto interno lordo reale del Canada diminuirebbe dell’1,6 per cento, ovvero 402 miliardi di dollari, nel prossimo decennio rispetto allo status quo di base, i livelli tariffari statunitensi al 1° luglio di quest’anno e Cusma intatto. Si prevede che l’occupazione diminuirebbe in media di 163.000 posti di lavoro all’anno, trascinando con sé salari e spesa dei consumatori”.
“Il risultato finale è un impatto grave ma non catastrofico sull’economia complessiva canadese, anche se forse catastrofico per alcuni settori,” hanno scritto gli autori dello studio Matthew Stewart, Danielle Bochove e Trevin Stratton.
A pagare il prezzo più alto sarebbe il settore manifatturiero: il comparto automobilistico e quello della componentistica auto registrerebbero un calo del 28% rispetto al valore di base, mentre elettronica, macchinari e attrezzature perderebbero il 21%, la gomma e i prodotti plastici il 20% e i prodotti chimici del 13% entro il 2036″.
Il modello tiene conto anche del settore petrolifero e del gas, che non sarebbe più protetto da una tariffa globale del 10 per cento imposta dagli Stati Uniti.
Le vendite di petrolio agli Stati Uniti diminuirebbero dell’11 per cento e il gas naturale subirebbe un calo del 30 per cento.
Allo stesso tempo gli autori dipingono lo “scenario ideale”: il rinnovo del Cusma accompagnato da accordi di libero scambio con altri Paesi. In questo caso il Pil canadese crescerebbe dello 0,6 per cento pari a 141 miliardi di dollari, con la creazione di 53mila posti di lavoro.
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