Bank of Canada ancora prudente: tassi d’interesse invariati al 2,25%
TORONTO – Parola d’ordine: prudenza. Di fronte alla grande instabilità provocata dalla guerra commerciale con gli Stati Uniti e più in generale dal conflitto ad intermittenza in Medioriente, Bank of Canada ha deciso ancora una volta di mantenere invariati i tassi d’interesse al 2,25 per cento.
Una mossa, quella annunciata ieri dal governatore Tiff Macklem, perfettamente in linea con le strategie di politica monetaria della Banca Centrale canadese, che non interviene sul tasso di sconto dal 29 ottobre 2025, quando venne apportato un taglio dello 0,25 per cento. Da allora, di pari passo al contenimento dell’inflazione, Macklem ha mantenuto la barra dritta, per evitare ulteriori scossoni a un’economia già messa a dura prova dalle tariffe americane e dal conseguente clima di grande incertezza provocato dal braccio di ferro con Washington. “La politica monetaria – ha dichiarato il governatore di Bank of Canada – non può compensare gli effetti dei dazi né influenzare i prezzi globali dell’energia. Quello che possiamo fare è assicurarci che gli sviluppi globali non compromettano la stabilità dei prezzi in Canada”.
E di conseguenza, accompagnare e armonizzare l’azione di governo che invece deve decidere le contromisure per arginare gli effetti economici provocati dall’instabilità. Per il futuro resta concreto il rischio dell’aumento dell’inflazione. Il rapporto. “Il conflitto in corso si legge nel documento che ha accompagnato l’annuncio di ieri – mantiene alti i prezzi dell’energia. Inoltre, sono stati annunciati nuovi dazi statunitensi e contromisure canadesi a seguito del fallimento dei negoziati commerciali tra Canada e Stati Uniti. Entrambe le situazioni rimangono fluide. Negli Stati Uniti, la crescita economica continua solida, trainata dalla spesa dei consumatori e dagli investimenti legati all’IA. La crescita nell’area euro è stata più forte del previsto nel secondo trimestre, mentre l’economia cinese ha rallentato”.
“Nel complesso – continua il rapporto – l’economia globale ha mostrato resilienza di fronte ai venti contrari geopolitici, con una crescita sostanzialmente coerente con la proiezione del Rapporto di Politica Monetaria (MPR) di luglio . Con prezzi del petrolio ancora alti e margini elevati per i prodotti energetici raffinati, l’inflazione nella maggior parte dei paesi rimane alta. Le condizioni finanziarie si sono inasprite da luglio. I rendimenti obbligazionari a lungo termine sono aumentati a livello globale, incluso in Canada. Il dollaro canadese si è leggermente apprezzato grazie alla debolezza del dollaro Usa”.
“Come previsto – prosegue il documento – l’attività economica canadese si è rafforzata nel secondo trimestre, con un aumento del PIL del 3,3%, dopo una crescita molto debole nel primo trimestre. Sebbene parte della recente forza rifletta fattori temporanei, la ripresa dell’attività è stata diffusa. I consumi hanno mostrato solidi aumenti. Dopo diversi trimestri deboli, c’è stata una certa ripresa nell’attività abitativa. Le esportazioni e gli investimenti aziendali sono aumentati bruscamente. Le condizioni del mercato del lavoro sono migliorate negli ultimi mesi, con il tasso di disoccupazione che è sceso al 6,4% a luglio”. “Tuttavia, la domanda di manodopera rimane contenuta e gli indicatori indicano un continuo eccesso di offerta nell’economia. Nel complesso, dati recenti confermano la visione del Consiglio di Governo su un ampliamento della ripresa dell’economia canadese. Tuttavia, l’incertezza è elevata e nuovi dazi statunitensi e minacce di ulteriori azioni rappresentano rischi per la sostenibilità”.

