Canada

Dazi, i canadesi sono per l’intransigenza

TORONTO – La guerra dei dazi decreta la fine della luna di miele tra Mark Carney e l’elettorato canadese. È questa l’istantanea scattata da Angus Reid con un sondaggio pubblicato ieri nel quale viene messo in luce come l’atteggiamento del primo ministro de del governo di fronte alle nuove tariffe doganali annunciate da Donald Trump venga considerato troppo soft e per questo dannoso per il Paese.

Stando all’indagine demoscopica, infatti, il 62 per cento del campione vorrebbe una risposta più forte di fronte all’escalation della guerra commerciale scatenata dall’inquilino della Casa Bianca: più precisamente – ci dice il sondaggio – il 34 per cento degli intervistati vorrebbe che Ottawa attivasse immediatamente dei dazi ritorsivi di uguale valore, mentre il 28 per cento punterebbe su tariffe mirate, pur continuando a negoziare con l’amministrazione di Washington.

Secondo Angus Reid il 19 per cento del campione preferirebbe invece continuare la trattativa senza imporre nuovi dazi e solo il 7 per cento punterebbe ad accettare tutte le richieste di Trump senza alcuna controproposta.

Insomma, il sondaggio ci suggerisce come l’elettorato canadese sia più portato al pugno duro rispetto all’immobilismo del governo federale e questo si rispecchia anche nei livelli di consenso del primo ministro.

In questo momento, infatti, Carney viene promosso dal 43 per cento degli intervistati, scendendo per la prima volta dalla vittoria elettorale dell’aprile del 2025 sotto la soglia del 50 per cento. Secondo il 26 per cento, la ragione di questa bocciatura sta nel fatto che il primo ministro canadese ha ampiamente dimostrato di non essere in grado di gestire la complessità della situazione, mentre per il 24 per cento la ragione principale del fallimento della strategia canadese nella guerra commerciale risiede nel fatto che è del tutto impossibile avviare e portare a termine una trattativa seria con Trump: troppe le variabili da prendere in considerazione, e troppa l’imprevedibilità del tycoon americano.

Sta di fatto che lo stesso Carney ha deciso di adottare la linea morbida di fronte all’escalation americana. In ballo, oltre ai singoli settori che saranno colpiti dalle nuove tariffe Usa, c’è da garantire un corretto negoziato sul rinnovo del Cusma, trattativa che dallo scorso luglio sembra essersi arenata dopo i progressi – pochi a dire il vero – faticosamente raggiunti in primavera. Le due questioni, in ogni caso, continuano ad essere intimamente legate, perché la nuova tornata di dazi americani per la prima volta ha bucato lo scudo protettivo garantito fino a questo momento del Cusma stesso.

Questo nuovo elemento continua a destare grande preoccupazione, perché potrebbe crearsi un pericoloso precedente che l’inquilino della Casa Bianca ripeterà in futuro.

A Ottawa, comunque, in questa fase la parola d’ordine è calma e sangue freddo, anche perché è evidente la consapevolezza che non conviene solo al Canada rinnovare l’accordo di libero scambio nordamericano, ama anche agli Stati Uniti. E primo poi l’intransigenza americana dovrà fare spazio a un approccio più votato alla collaborazione.

In alto, il primo ministro Mark Carney (foto: X – Carney)

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