Cusma, scatta il checkpoint di luglio
TORONTO – Niente panico, il mondo non finisce. Canada, Stati Uniti e Messico non rinnoveranno il trattato di libero scambio che lega i tre Paesi dal 2020 entro la prima scadenza fissata dall’accordo stesso del 1° luglio. Dopo mesi di trattative sottotraccia, lontane dai riflettori, gli sherpa non sono stati in grado di raggiungere un pieno accordo sulle potenziali modifiche che avrebbero aggiornato il trattato nato dalle ceneri del Nafta durante il primo mandato presidenziale di Donald Trump.
Ora, come era comunque ampiamente prevedibile, si entra in una fase nuova, quella della joint review obbligatoria, un percorso previsto dal Cusma stesso nel caso in cui le tre parti contraenti non fossero state d’accordo sul rinnovo automatico per altri 16 anni.
A dire il vero sia il Canada che il Messico in questi mesi avevano ufficializzato la loro disponibilità al via libera del trattato fino al 2042.
L’amministrazione americana invece ha remato contro, alzando l’asticella nella fase di trattativa, vanificando quindi gli sforzi fatto dal primo ministro Mark Carney e dalla presidente Claudia Sheinbaum.
Trump, dal canto suo, ha sempre mostrato una certa indifferenza verso il Cusma, bollandolo in più di un’occasione come “inutile” se non “deleterio” per l’economia americana.
Un atteggiamento, quello dell’inquilino della Casa Bianca, che secondo molti analisti era stato ben calcolato e finalizzato a porsi in una posizione negoziale più favorevole: anche perché – è utile ricordarlo – gli Stati Uniti, come il Canada e il Messico, hanno bisogno di un accordo di libero scambio che in tutti questi anni ha garantito la prosperità e la crescita economica in tutto il continente nordamericano.
Quella del 1° luglio non rappresenta una vera e propria scadenza, ma un checkpoint: da questo momento inizierà il negoziato vero e proprio, molto probabilmente con incontri trilaterali che sostituiranno i vertici bilaterali voluti da Washington negli ultimi mesi. Il governo canadese, da parte sua, per forza di cose sarà costretto a fare alcune concessioni, così come quello messicano, ma allo stesso tempo anche l’amministrazione americana dovrà cercare di abbassare l’asticella nelle sue protese.
I punti di frizione, emersi in questi mesi ed esasperati dalla guerra dei dazi, sono sempre gli stessi: il settore automobilistico e quello della componentistica con il nodo del contenuto locale, il sistema di tutela nel settore del formaggio e dei latticini in Quebec che in sostanza impedisce l’ingresso dei prodotti americani della provincia francofona, la legge sull’online canadese che ha provocato proteste a non finire a Sud del confine.
Tutti temi questi che dovranno essere riaffrontati, ben sapendo che la fine del Cusma rappresenta una strada non percorribile per il Canada.
More Articles by the Same Author:
- Il taccuino mundial del Corriere / “L’italiano” Martinelli spegne sul più bello il sogno dei piccoli Samurai
- Cusma, la deadline si avvicina, economia canadese “in pausa”
- Il taccuino mundial del Corriere / Fase a gironi, un parto lungo e travagliato Ora i “veri” Mondiali stanno per iniziare
- Mark Carney: “Lavoriamo con Usa e Messico per modernizzare il Cusma”
- Il taccuino mundial del Corriere / O’Ney, il declino può aspettare

