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Il taccuino mundial del Corriere / O’Ney, il declino può aspettare

TORONTO – Rottura del crociato, lesione dei legamenti, frattura del metatarso, frattura della terza vertebra lombare. E poi strappi, distorsioni, stiramenti, lussazioni, contusioni. A guardare la cartella clinica della lunga carriera di Neymar da Silva Santos Júnior, in arte Neymar Jr, c’è davvero da mettersi le mani nei capelli.

Secondo i dati Opta, dal suo debutto come professionista il 7 marzo 2009 con la maglia del Santos ad oggi, O’Ney nella sua carriera è stato fuori per infortunio oltre 1.400 giorni complessivi, più di tre anni e mezzo quindi. L’ultimo, il più grave, lo subì mentre stava indossando la maglia verdeoro della Selecao, il 18 ottobre del 2023, nella sconfitta del Brasile per 2-0 contro l’Uruguay: rottura del crociato anteriore, stagione finita prima di iniziare. Fu anche quella l’ultima partita con la maglia della sua Nazionale, prima dei Mondiali 2026.

Una carriera, quella del fuoriclasse brasilero, caratterizzata da tante luci e qualche ombra: 763 gare ufficiali, condite da 456 gol. Neymar ha sempre fatto parlale di sé: da ragazzo prodigio, predestinato, con sulle spalle una maglia pesantissima – la dez, la 10, del Santos di un certo Pelé – all’arrivo in Europa, nel Barcellona delle meraviglie, dal trasferimento record al Psg – che pagò 222 milioni di euro, record ancora imbattuto – all’adieu ai parigini per raggiungere i petroldollari dell’Arabia Saudita, con uno stipendio monstre – mai confermato ufficialmente – da 150 milioni di euro all’anno. Il campione brasiliano è sempre stato in prima pagina, con una carriera ricca di vittorie ma con la consapevolezza un po’ di tutti gli addetti ai lavori che in tutti questi anni è stato espresso solo in parte il suo potenziale.

Perché O’Ney, 34 anni, è stato un grande, anzi un grandissimo, ma sarebbe potuto essere il più grande di tutti. Su Youtube si possono ancora vedere i video di cosa combinava a 16 anni nel campionato paulista: dribbling pazzeschi, tocchi impossibili, traiettorie da fantascienza. Un marziano.

Negli anni, anche a causa degli infortuni provocati dagli interventi dei difensori che potevano fermarlo solo in quel modo, Neymar ha radicalmente cambiato il suo modo di giocare: è diventato più statico, meno dinamico e forse anche meno egoistica, ma è anche maturato come giocatore, nella gestione della palla, nella partecipazione al gioco di squadra.

Tornato in Brasile nel suo Santos dopo la parentesi araba, Neymar ha dovuto fare i conti con un appuntamento che tutti i giocatori cercano di rimandare, ma che prima o poi arriva: quello con il proprio declino. E lo ha fatto allenandosi come non aveva mai fatto in passato, lottando con le unghie e con i denti per conquistarsi un posto nella Selecao di Ancelotti, nonostante altri infortuni e acciacchi vari che lo hanno tenuto ancora lontano dal campo per tante partite: nel 2026 ne ha giocate appena 8, condite da 4 gol. Ma Carletto sa perfettamente che la classe non ha età, e che l’appuntamento con l’inevitabile declino lo si può anche rimandare di qualche mese. E lo ha convocato, e lo ha addirittura schierato contro la Scozia.

Sono bastate un paio di giocate di O’Ney per ricordare al mondo che è stato prematuro giudicarlo un giocatore finito. A fine gara le lacrime, a noi il piacere di potere ammirare ancora una volta un fuoriclasse nel palcoscenico più importante.

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