Rocky Marciano, il figlio imbattuto dell’Abruzzo
TORONTO – I pugili professionisti italiani possono essere ai margini della scena attuale – dominata da combattenti britannici, americani e messicani – ma lo sport non è affatto privo di un’influenza italiana.
Fin dai romani il “caestus”, un guanto caricato che trasformava lo sport greco in un combattimento sanguinoso, vediamo l’impronta italiana sul pugilato. Oggi, l’Italia rimane una potenza tra le prime cinque nella scena amatoriale e olimpica, classificandosi quarta di sempre per medaglie di pugilato alle Olimpiadi.
Ecco perché l’intensa eccitazione per un nuovo documentario su Rocky Marciano che vede Ripa Teatina (Abruzzo) come location principale delle riprese. Antonio Mennilli, regista de “La vera storia di Rocky“, condivide un’eredità unica con la leggenda della boxe dei pesi massimi.
Mennilli nacque a Ripa Teatina e, come il padre di Marciano (Pierino Marchegiano), emigrò a Brockton, Massachusetts.
Il regista è nato nella città abruzzese nel 1981 e vi ha vissuto per tre decenni. Ma un incontro casuale – o fatale – con la futura moglie è stato il principale motivo per emigrare negli Stati Uniti nel 2017.
Conobbe sua moglie, Geralda Qirko, al Rocky Marciano Festival in Italia. Naturalmente, nacque nella città natale di Rocky Marciano, Brockton.
Per chi non ha imparato, l’italo-americano Rocky Marciano (che ha combattuto tra il 1947 e il 1955) rimane l’unico pugile professionista dei pesi massimi ad essersi ritirato imbattuto. Marciano ha chiuso la sua carriera con un record di 49-0 e 43 knockout. La sua eredità: potenza di pugno che rompe la mascella e determinazione inarrestabile.
Muhammad Ali lo definì famosamente un “toro” e un “demolitore”, ammettendo il dubbio che sarebbe mai riuscito a metterlo al tappeto se avessero combattuto nella stessa epoca.
Marciano è spesso chiamato il “Vero Stallone Italiano”, un riferimento al personaggio cinematografico (Rocky Balboa), interpretato per la prima volta da Sylvester Stallone nel 1976. Perfino Stallone lo ha ammesso: “Marciano era un tipo che non aveva la migliore portata, non era il più alto, ma era come un toro… e questo era Balboa. Era un uomo che avrebbe continuato ad arrivare, non importa quanto fosse stato colpito”.
Mennilli ancora il suo documentario nella natura implacabile di Marciano, strutturando il film su un mosaico di 49 storie distinte, una per ciascuna delle vittorie del campione del mondo.
Era un processo di interviste e ricerche che inevitabilmente lo avrebbe avvicinato all’argomento. “Non ho solo scoperto il campione fenomenale che era, ma anche l’uomo straordinario che era”, dice Mennilli.
Marciano può essere nato negli Stati Uniti, ma in Italia è ampiamente abbracciato come un eroe nazionale.
È celebrato per il suo duro lavoro, disciplina e perseveranza, qualità che rispecchiano la grinta dei suoi antenati italiani e romani.
La sua casa ancestrale (Ripa Teatina) non solo ospita una grande statua in bronzo di lui, situata al centro, ma ospita anche ogni anno il Rocky Marciano Festival. Quindi, mentre il film che arriva al pubblico attende l’uscita del 2026 de ’’La vera storia di Rocky’’, Marciano continua a combattere come simbolo immortale di due nazioni unite da un unico spirito implacabile.
Nelle foto: la statua di Rocky Marciano a Ripa Teatina; Rocky Marciano e Carmine Vinga durante un combattimento al Madison Square Garden, il 30 Dicembre del 1949
Massimo Volpe, autore di questo articolo, è un filmmaker e scrittore freelance di Toronto: scrive recensioni di film/contenuti italiani su Netflix




