Canada

Trump alza la posta: al bando alcuni prodotti canadesi

TORONTO – Donald Trump alza di nuovo la posta e decide di mettere al bando una lunga lista di prodotti canadesi. È questo l’ultimo capitolo del braccio di ferro tra il Canada e gli Stati Uniti, contrapposte in una guerra commerciale che non ha precedenti nella storia delle relazioni economiche tra i due Paesi.

Ottawa martedì aveva attivato contro-dazi per circa 28 miliardi di dollari, pur sapendo che l’amministrazione americana aveva avvertito che ci sarebbe stata una risposta. E la risposta è arrivata, quasi immediatamente, con la firma in serata di cinque ordini esecutivi da parte dell’inquilino della Casa Bianca, con i quali sono stati messi al bando numerosi prodotti canadesi tra i quali gli alcolici, i latticini e le motociclette assemblate nel nostro Paese.

Ma non solo. Il presidente americano ha annunciato che nelle gare d’appalto dei vari livelli di governo non potranno partecipare aziende che utilizzano materiale canadese. Difficile quantificare il potenziale danno provocato da questi provvedimenti: secondo i primi calcoli, i prodotti messi al bando dal tycoon americano avrebbero un valore commerciale di circa 2 miliardi di dollari all’anno, mentre il blocco sugli appalti non ha un valore predeterminato, ma certamente è molto pesante.

Dopo la stretta annunciata da Washington, sono arrivate le spiegazioni dall’amministrazione americana.

A parlare è stato ancora una volta Jamieson Greer, alto rappresentante al Commercio Usa, che in questi mesi è stato in prima linea nella trattativa con Dominic LeBlanc. “Dopo settimane di negoziato in buona fede – ha fatto sapere Greer – e intensi sforzi tra i negoziatori americani e canadesi, il Canada ha abbandonato il tavolo della trattativa all’ultimo momento, quando c’era un accordo che avrebbe garantito il miglior trattamento possibile. Il Canada invece ha deciso di imbarcarsi in queste ritorsioni senza senso contro gli Stati Uniti”. Secondo l’esponente dell’amministrazione Trump, quindi, la responsabilità di quanto sta accadendo ricade completamente sul governo canadese.
“Le azioni di oggi – ha poi aggiunto – sono una naturale conseguenza del continuo trattamento discriminatorio del Canada verso gli alcolici, i latticini e i veicoli americani”.

I provvedimenti annunciati ieri entreranno in vigore il prossimo 29 settembre. Nella stretta voluta dal presidente americano rientra poi anche l’imposizione di dazi doganali del 50 per cento su una lista di prodotti canadesi che erano stati risparmiati fino a questo momento, come i materassi, i golf cart e le scrivanie. Misure mirate, quindi, che vanno a colpire settori specifici considerati strategici da Washington.

Ora resta da capire quale sarà l’atteggiamento del governo canadese di fronte a questa nuova escalation nella contrapposizione con gli Stati Uniti. Da un lato, infatti, l’approccio intransigente di queste ultime settimane non ha finora prodotto i risultati sperati: l’attivazione dei contro-dazi contro le tariffe imposte da Trump non ha fatto altro che gettare benzina sul fuoco. C’è quindi da chiedersi se non sia il caso di lavorare per stemperare i toni e puntare alle de-escalation.

In questo contesto, il leader dell’opposizione Pierre Poilievre continua a chiedere al primo ministro Mark Carney di convocare urgentemente il parlamento – i cui lavori sono ancora fermi per la pausa estiva – per informare i deputati sulla difficile situazione. Fino a questo momento, il leader liberale non ha fornito alcuna risposta.

Nel tardo pomeriggio di ieri sono poi arrivate le dichiarazioni choc di Wab Kinew. “Trump era il migliore amico di Jeffrey Epstein – ha detto il premier del Manitoba – in questo momento c’è la guerra in Iran per via dei Epstein Files”. Parole che sono destinate a incrinare ulteriormente i rapporti con Washington.

In alto, il presidente americano Donald Trump (foto: X – The White House)

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