Canada

Commercio, un accordo ora è all’orizzonte

TORONTO – Un accordo sul commercio tra Canada e Stati Uniti non è più una chimera. Continuano infatti a moltiplicarsi i segnali positivi sia a Ottawa che a Washington sulla trattativa tra i due Paesi dopo lo stop inaspettato dello scorso agosto. Dopo la rivelazione del primo ministro Mark Carney – che domenica aveva confermato i progressi suggellati anche da una telefonata con Donald Trump – anche il presidente americano ha sottolineato come il negoziato abbia superato alcuni degli scogli emersi durante l’estate: “Diciamo che abbiamo tracciato il concetto di un accordo – ha dichiarato l’inquilino della Casa Bianca – siamo sulla buona strada”.

Un’apertura – quella di Trump – che non giunge inaspettata, visto che ormai da un paio di settimane i funzionari dei due Paesi erano tornati a dialogare dopo il lungo silenzio di settembre e inizio ottobre. Si riparte dalla bozza d’intesa che era stata faticosamente raggiunta la scorsa estate: sono stati affrontati i nodi che hanno fanno naufragare la trattativa, alcuni di questi sono stati sciolti, ora si tratta di lavorare sui dettagli prima di blindare l’accordo. Sia a Washington che a Ottawa hanno fatto capire che la stretta di mano non eliminerà tutte le tariffe e i controdazi imposti durante questi quasi due anni di guerra commerciale: ma sicuramente saranno riviste al ribasso le misure ritorsive messe a punto ai due lati del confine.

Stando a quanto rivelato dalla stampa americana, a ridare forza al negoziato sarebbe stato lo stesso segretario al commercio Usa Howard Lutnick, responsabile – almeno secondo la versione del governo canadese – di quelle clausole inserite all’ultimo omento in agosto che avevano costretto la delegazione canadesi ad alzarsi dal tavolo della trattativa. Se fosse confermato l’intervento in prima persona di Lutnick – considerato un falco dell’amministrazione Trump – allora avremmo un ulteriore indizio sulla reale volontà di Washington di chiudere la partita e arriva all’accordo.

Detto questo, bisogna ricordare come resti in alto mare le negoziato sul rinnovo del Cusma, il trattato di libero scambio tra il Canada, gli Stati Uniti e il Messico che doveva essere esteso entro lo scorso luglio. E qui emergono le note dolenti, perché un accordo sui dazi può essere visto come una sorta di cerotto applicato su una ferita che però deve essere curata in profondità. Durante la guerra commerciale, infatti, il Cusma ha rappresentato l’ombrello protettivo per circa l’85 per cento dei prodotti canadesi esportati negli Stati Uniti.

Il trattato, dopo il mancato rinnovo, non è stato accantonato, ma è entrato in fase provvisoria e dovrà essere ridiscusso con cadenza annuale, con la possibilità per una parte contraente di uscire dagli accordi previo preavviso di sei mesi.

Su questo fronte lo stesso Carney non si è detto particolarmente fiducioso, lasciando capire che una seria discussione sull’estensione piena del Cusma potrebbe essere rimandata fino a quando non cambierà l’inquilino della Casa Bianca. Si parla quindi della fine del 2028: sino ad allora, bisognerà navigare a vista.

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