Canada

Partnership tra Canada e Ue Mark Carney stila la road map

TORONTO – Una road map dettagliata, fatta di date e scadenze, che porti all’obiettivo di una maggiore integrazione tra il Canada e l’Unione europea.

È quella stilata da Mark Carney a conclusione del vertice di due giorni di Montreal, un summit nel quale il primo ministro ha messo nero su bianco l’intenzione del governo di arrivare a una forma di partnership con l’Ue che non ha precedenti nella storia. E lo stesso Carney – che per tutta la scorsa settimana era stato molto cauto sul soppesare i termini per definire il futuro rapporto con il Vecchio Continente – ha utilizzato senza alcuna remora la definizione di “membro associato”: uno status che – ricordiamolo – attualmente non esiste nell’ordinamento e nei regolamenti dell’Unione europea, uno status quindi sul quale dovranno lavorare la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen e il presidente del Consiglio europea Antonio Costa.

In ogni caso il primo ministro ha stabilito una tabella di marcia ben precisa, con tempi peraltro anche molto ristretti: l’obiettivo finale è arrivare al prossimo giugno, quando si riunirà il Consiglio europeo, con tutti i pre accordi blindati e le bozze d’intesa firmate per suggellare quella che è stata definita anche a Montreal “Alleanza per il Futuro”.

Ora, come è stato ripetuto ad nauseam, quella che abbiamo finora è un’aspirazione, una dichiarazione d’intenti, un accordo generico sulla parola: in questi mesi si tratterà di riempirlo di contenuti concreti, sul commercio, sull’economia, sulla sicurezza, sulla Difesa, sulla mobilità, sulla cultura e sulla ricerca. Anche perché la definizione di “membro associato” può voler dire tutto come non voler dire niente: l’Ue è un’organizzazione articolata e complessa, che vive di spinte centrifughe – e a volte contraddittorie – con le esigenze dei singoli Stati, l’Ue si basa su un equilibrio perennemente instabile, in continua trasformazione. Inserire questo nuovo status richiederà tempo e pazienza, anche perché lo stesso governo canadese dovrà capire fino a che punto potrà o vorrà spingersi.

Sulla questione è intervenuta la ministra del Lavoro Melanie Joly, sottolineando come a suo avviso si dovrebbe guardare la partnership con l’Unione europea sulla falsariga di quanto previsto dal vecchio Nafta, l’accordo di libero scambio tra Canada, Stati Uniti e Messico in vigore fino al 2020, quando venne sostituito dal Cusma. Ma la presa di posizione della Joly getta in realtà un’ombra sugli obiettivi di Ottawa. Il Nafta infatti era un accordo esclusivamente economico e commerciale, mentre l’Ue è un’organizzazione istituzionale e politica, dove tutti gli Stati membri cedono una parte della loro sovranità non solo nell’economia e nel commercio, ma anche nelle leggi, nei regolamenti e nelle linee guida della direzione dei singoli governi. Il Canada sarà disposto a fare lo stesso?

Su questo in realtà il primo ministro è stato volutamente ambiguo ed è per questo che fino a quando non si avranno i dettagli concreti degli accordi potremo solamente fare delle supposizioni generiche.

Nei 46 punti della dichiarazione finale congiunta del summit di Montreal vengono elencati gli obiettivi da raggiungere: leggendoli attentamente, emerge come si tratti effettivamente di obiettivi generici, senza indicazioni precise su come raggiungerli.

In ogni caso l’idea di una maggiore integrazione stuzzica e trova favorevoli i canadesi: nell’ultimo sondaggio della Leger, 3 canadesi su 4 sono favorevoli al rafforzamento dei rapporti tra il Canada e l’Ue.

In alto, i lavori del Vertice di Montreal (foto: X – Carney)

More Articles by the Same Author: