Canada

Cusma, pressing di Ottawa per sbloccare lo stallo

TORONTO – Sbloccare lo stallo, riavviare il dialogo e gettare le basi per ridare forza alla trattativa. Sono questi gli obiettivi della visita a Washington la prossima settimana del ministro incaricato del Commercio Canada-Usa Dominic LeBlanc. Per capire l’importanza del viaggio, basta pensare che l’incontro tra LeBlanc e la controparte americana è il primo in persona degli ultimi sette mesi.

Per tutto il 2026 e la fine dello scorso anno, i contatti tra il ministro canadese e il rappresentante al Commercio Usa Jamieson Greer sono stati saltuari, al telefono, spesso per chiarire alcune incomprensioni sorte durante la crisi dei dazi americani e delle contro tariffe imposte da Ottawa. Il vertice della prossima settimana – è questo il ragionamento del primo ministro Mark Carney – dovrebbe sancire una tregua armata tra Washington e Ottawa in vista della prima importante scadenza in calendario, rappresentata dall’1 luglio con l’avvio della revisione formale dell’accordo di libero scambio che lega Canada, Stati Uniti e Messico.

C’è da dire che la visita di LeBlanc è circondata da un clima di pessimismo dopo le parole dello stesso Greer, che ha ribadito come a suo avviso il nostro Paese abbia deciso di adottare una strategia commerciale che crea dei danni agli Stati Uniti e questo, inevitabilmente, provoca delle ripercussioni anche sul fronte del negoziato per il rinnovo del Cusma.

Al netto di questo, il governo canadese sta cercando in tutti i modi di riavviare i nodi della trattativa, tenendo conto che il Cusma regola il commercio per beni e servizi che hanno un valore annuo di 1,3 trilioni di dollari e che, allo stesso tempo, l’accordo garantisce una ombrello protettivo per l’85 per cento dei prodotti canadesi che entrano nel ricco mercato statunitense e questo nonostante l’imposizione unilaterale delle tariffe volute dal presidente Usa Donald Trump.

La priorità, quindi, resta quella di smussare gli angoli e trovare la quadra in un contesto estremamente fragile, caratterizzato anche dall’instabilità provocata dalla crisi iraniana e dall’inflazione che è tornata a correre.

Il primo ministro per questo motivo vorrebbe in qualche modo blindare le eventuali modifiche da inserire nel trattato prima della scadenza di luglio. Tra le ipotesi in ballo in queste settimane c’è anche quella di un potenziale mancato accordo, che di fatto non cancellerebbe gli effetti del Cusma, ma che provocherebbe un clima d’incertezza per via dei meccanismi previsti dall’accordo stesso: senza il via libera trilaterale, in Cusma rimarrebbe in vigore in via provvisoria, ma la sua ridiscussione avrebbe dal 2027 una scadenza annuale fino al 2036. Uno scenario alternativo – il peggiore per il Canada – sarebbe l’accantonamento definitivo dell’accordo da parte di Washington: per farlo, basterebbe un preavviso di 6 mesi.

Nel frattempo ieri Carney ha raggiunto gli Stati Uniti per intervenire all’Economic Club di New York. Non si è trattato di una visita istituzionale, bensì di un incontro con potenziali investitori. Il messaggio è sempre lo stesso: le porte del Canada sono aperte, anche in questa fase di guerra commerciale.

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