Stevens, il soldato canadese
che salvò una bambina italiana
di appena cinque giorni

di Marzio Pelu del April 7, 2021

Spesso le storie più belle iniziano per caso. Magari per una serie di coincidenze, per un incontro fortuito, per un’intuizione.

È quanto è accaduto alla scrittrice Mirna Milandri, di Forlì, autrice del libro “Il soldato canadese e la bambina di cinque giorni” (edizioni GEDI) nel quale racconta l’incredibile e commovente vicenda del soldato Harold W. Stevens, un militare canadese delle forze alleate che durante la seconda guerra mondiale salvò una bambina italiana di soli cinque giorni, Luciana Trerè. Una storia che ha atteso la bellezza di più di 75 anni per essere raccontata (nella foto sopra, scattata nell'ottobre del 2020, Mirna e Luciana davanti alla tomba del soldato Stevens - a sinistra - , nel cimitero dei canadesi  Commonwelth di Villanova di Bagnacavallo, Ravenna).

È il 18 novembre 1944 quando il soldato Stevens (nella foto sotto, a sinistra), di guardia vicino Ravenna, sente un pianto provenire dal torrente. Il soldato scende in acqua, salva la bambina (nelle due foto sotto, al centro in un'immagine scattata nell'immediato dopoguerra e, a destra, oggi) e la riconsegna alla famiglia. Il suo gesto eroico però gli costa la vita. Pochi passi e inciampa in una mina tedesca. Stevens morirà il giorno seguente e verrà sepolto nel cimitero di guerra del Commonwealth di Villanova, in provincia di Forlì.

Il suo nome rimarrà sconosciuto fino a quando, casualmente, nel 2019 Mirna Milandri viene a conoscenza della vicenda dall’allora bambina di cinque giorni. E dopo un’attesa di oltre 75 anni, finalmente Luciana conosce il nome del suo soldato salvatore e ha modo di ringraziare i suoi familiari in Canada. “Il mio incontro con Luciana – racconta Mirna (nella foto sotto) - è stato fortuito. È accaduto per caso, nel momento giusto e al posto giusto”.

Ce lo racconti... "Era un sabato mattina di fine aprile 2019 a Forlì. Ritornando dal lavoro mi sono ricordata che mia figlia mi aveva chiesto un biglietto per l’autobus, quindi mi sono fermata al primo posto che potesse vendermi il biglietto: un’edicola che di solito non frequentavo, anche se non lontana da dove abito. Dentro l’edicola, nello stesso istante della mia richiesta, la mia attenzione cadeva su delle pubblicazioni che, esposte in bella vista, ricordavano il passaggio del fronte di guerra nelle nostre zone nel 1944-1945. Era del tutto normale, nel periodo fra il venticinque aprile e il primo maggio, trovare certe pubblicazioni. Perciò chiesi se potevo sfogliare un libro che mi aveva particolarmente colpito. Alla risposta positiva seguì l’apparizione, alle spalle dell’edicolante,  di   una   piccola figura di donna con i capelli brizzolati che mi disse: ‘Se cerca notizie del fronte nelle nostre zone, quel libro non ne parla’, poi specificò ‘Descrive il passaggio del fronte di guerra nell’Appennino Tosco-Emiliano sopra Bologna’. Incuriosita, le chiesi: ‘Dice questo perché lei l’ha letto?’ e lei:  Sì, l’ho letto tutto, perché io sono stata salvata da un soldato canadese. Avevo pochi giorni di vita e da sempre cerco notizie.  In verità mi hanno raccontato pochissimo e non posso ricordare perché ero appena nata”.

E da lì è nata l’idea… “Già. I miei occhi si spalancarono dalla curiosità e le chiesi se avesse tempo per raccontare la sua storia. La conversazione terminò con la promessa che avrei trovato il nome e la foto del soldato canadese”.

E come ha fatto a ricostruire la storia? “Le uniche informazioni che avevo, erano che Luciana era nata il 13 novembre 1944, che il fatto accadde quando lei aveva cinque giorni di vita e che il soldato era deceduto in seguito all’esplosione di una mina subito dopo averla riconsegnata alla famiglia. Questa bellissima e drammatica storia in realtà m’incuriosiva. Da quel momento ho iniziato a cercare notizie del soldato e visitato alcuni Cimiteri del Commonwealth che, purtroppo sono frequenti nella nostra regione”.

E le ha trovate. Mirna, con la grinta tipica di una “giovane ragazza di un’altra età” come lei (è così che ama definirsi), riesce a ricostruire l’intera storia, trovando il nome del soldato. Con la collaborazione del professor Enrico Toscano e della professoressa Silvana Macrì Toscano di Toronto, riesce a risalire alla famiglia del militare e, così, a consentire a Luciana di conoscere e ringraziare i familiari del suo salvatore in Canada e far sapere alla famiglia di  lui il gesto eroico compiuto prima di morire. Missione compiuta.

Adesso è tutto raccontato nel suo libro “Il soldato canadese e la bambina di cinque giorni” (nella foto, la copertina), la cui versione in Inglese è stata curata proprio dai due professori di Toronto.

E  lei, la ‘’Raccontastorie’’ (i suoi libri trattano di storie veramente accadute e i personaggi sono realmente vissuti), si occupa ora della trascrizione di un manoscritto / diario di prigionia in Germania 1943-1945 di un giovane soldato forlivese. Un’altra pagina di vita da raccontare, per tenere alta la memoria di chi ha combattuto in nome della libertà. E magari, come il soldato Stevens, ha pagato il prezzo più alto.

Il libro è disponibile sui bookstores Amazon, Ibis, Libraccio o direttamente su: https://ilmiolibro.kataweb.it/libro/storia-e-filosofia/560516/il-soldato-canadese-e-la-bambina-di-cinque-giorni/

ENGLISH VERSION OF THE ARTICLE: https://www.corriere.ca/the-story/harold-w-stevens-the-canadian-soldier-who-saved-a-five-day-old-italian-child/

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