Ddl-Zan, lo scontro in Italia
Nissoli: "Confido in Draghi"
Ferri: “Vaticano, scelta costruttiva”
La Marca: “No, è un’ingerenza”

di Marzio Pelu del June 24, 2021

TORONTO - Si accende anche a livello internazionale il dibattito sullo “scontro” fra il Vaticano ed il governo italiano sul ddl-Zan contro l’omofobia, che, secondo più parti politiche, metterebbe a rischio la libertà di espressione prevedendo pene severe per opinioni inquadrabili come offese fondate “sul sesso, sul genere, sull’orientamento sessuale o sull’identità di genere”. Com’è noto, la Santa Sede ha chiesto ufficialmente al governo italiano di modificare il disegno di legge, appellandosi al Concordato, il “patto” che regola i rapporti tra lo Stato italiano e la Chiesa cattolica, perché tale ddl violerebbe “l’accordo di revisione del Concordato”.
E la richiesta di “rimodularlo in modo che la Chiesa possa continuare a svolgere la sua azione pastorale, educativa e sociale liberamente” ha scatenato un vero e proprio vespaio (non solo) in Italia dove sia la politica che l’opinione pubblica si sono espresse - attraverso i social network - con toni a tratti molto duri a favore dell’una o dell’altra parte: contro l’iniziativa del Vaticano, in particolare, si sono schierati molti volti noti dello spettacolo come il cantante Fedez, già protagonista di una accesa polemica con i vertici della Rai Tv in occasione del suo discorso sul palco del 1° Maggio a Roma, incentrato su temi politici.

Differenti anche le opinioni dei nostri parlamentari eletti all’estero o che con l’estero hanno rapporti politici come l’onorevole Cosimo Maria Ferri di Italia Viva, membro dell’intergruppo parlamentare Italia Canada ed ex magistrato: “La nota del Vaticano - commenta Ferri - va letta integralmente, è molto sobria e pacata e si limita ad osservazioni tecniche e giuridiche con cui chiede una rimodulazione del testo. Non ha alcuna intenzione di bloccare la legge, ma di migliorarla e di renderla conforme alla Costituzione e al Concordato. Io ho colto uno spirito costruttivo, non si parla in alcun modo di rivedere o di recedere dal Concordato. Mi auguro che il dibattito torni ad essere a sua volta costruttivo e che si trovi la sintesi giusta che rispetti i diritti e le libertà di tutti. Devono prevalere il buon senso e il confronto”.

Di opinione opposta l’onorevole Francesca La Marca, parlamentare del Pd eletta in America Settentrionale e Centrale, seconda la quale invece “il ddl-Zan non va modificato”. E la deputata aggiunge, senza mezzi termini: “Quella del Vaticano è decisamente un’ingerenza!”.

L’onorevole Fucsia Fitzgerald Nissoli, deputata di Forza Italia eletta in Nord e Centro America, confida nella diplomazia del premier Mario Draghi: “Il Presidente Draghi, in cui ho piena fiducia, ha dichiarato che avrebbe seguito personalmente la questione. Confido che le contrapposizioni - aggiunge l’onorevole Nissoli - siano risolte dal saggio intervento del nostro Capo del Governo”.

La vicenda ha dunque varcato i confini italiani, finendo per diventare argomento di scontro un po’ ovunque su un campo già di per sé minato: giusto un paio di giorni fa, per esempio, la città tedesca di Monaco aveva proposto di illuminare l’Allianz Arena, in occasione della partita Germania-Ungheria degli Europei di calcio, con i colori dell’arcobaleno, simbolo della comunità LGBTQ2+, per replicare alla legge, voluta dal premier ungherese Viktor Orban, che limita la libertà di informazione dei minorenni sui temi omossessuali.

E in Canada, a Toronto, lo scontro Vaticano - governo italiano sembra quasi una involontaria “coda” della polemica, già in corso da alcune settimane, sull’esposizione delle bandiere arcobaleno nelle scuole cattoliche. Fra le contestazioni mosse dalla Santa Sede al ddl-Zan, infatti, c’è quella sul fatto che le scuole cattoliche - secondo la futura legge - non sarebbero esentate dall’organizzazione della “Giornata nazionale contro l’omofobia”.

Una curiosa coincidenza con quanto accaduto a Toronto dove in alcuni provveditorati cattolici i fiduciari (trustees) vicini al movimento LGBTQ2+ hanno cercato di fare approvare una mozione per esporre la bandiera arcobaleno nelle “loro” scuole in occasione del mese dell’orgoglio omosessuale (giugno): i distretti che hanno respinto tale mozione (solo alcuni l’hanno approvata) hanno ricevuto un “invito” a ripensare la decisione da parte della Ontario Human Rights Commission, che ha ventilato anche azioni legali. E proprio di questa vicenda si è parlato, qualche giorno fa, al ristorante "Bella Italia" a Toronto dove si è riunito (nella foto) uno dei comitati spontanei nati contro l'iniziativa dei trustees cattolici vicini al mondo LGBTQ2+: comitati che sarebbero pronti a mobilitarsi con varie azioni, anche porta a porta.

Sullo scontro in atto in Italia, infine, abbiamo chiesto un commento all'Arcidiocesi di Toronto ed ai vertici del Toronto Catholic District School Board ma al momento di andare in stampa non avevamo ancora ricevuto risposte.

Nelle foto sotto, da sinistra in senso orario: i parlamentari Fucsia Fitzgerald Nissoli, Francesca La Marca e Cosimo Maria Ferri

Leggete anche: Omofobia, il Vaticano contro la legge Zan: "A rischio la libertà di pensiero dei cattolici"

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