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Il taccuino mundial del Corriere / Un marziano sbarcato sul pianeta Terra: Michael Olise, il fuoriclasse che danza

TORONTO – Dobbiamo essere onesti: ai Mondiali si vede un po’ di tutto. C’è il campione e il sopravvalutato, il grande talento e l’onesto mestierante del pallone, il fuoriclasse e il mezzo giocatore. È stato, è e sarà sempre così. Poi, qualche volta, il campo da gioco si illumina d’immenso, e abbiamo la fortuna di ammirare chi davvero appartiene all’Olimpo pallonaro, o chi ci sta per entrare.

Alla vigilia dei Mondiali proprio in questa rubrica, tra le risatine generali – e la protesta di qualche lettore, a dire il vero – abbiamo incoronato Michael Olise come il giocatore più forte del mondo. E mentre il mondo sbraitava ad esaltare i dinosauri Messi e Ronaldo, noi abbiamo semplicemente indicato che la loro epoca era se non finita, quanto meno agli sgoccioli. E i fatti ci stanno dando ragione. Perché a memoria d’uomo si fa fatica a ricordare una prestazione comparabile a quella di Olise contro la Svezia. Al 72’, quando finalmente ha sbagliato il primo passaggio, abbiamo tirato un sospiro di sollievo: “Allora è umano anche lui…”.

Olise non gioca a calcio. Olise danza con il pallone, è un Nureyev in pantaloncini corti. Le sue movenze sono ipnotiche, non solo per gli avversari ma anche per i tifosi e gli spettatori. Classe purissima, cristallina, Olise sul campo non passa la palla, ma disegna geometrie, inventa traiettorie che sfidano le leggi della fisica, negli spazi tra le linee vede calcio dove gli altri non vedono nulla. Pochi, pochissimi giocatori nel calcio moderno hanno avuto queste caratteristiche: Maradona, ovviamente, Platini, Zizou, il miglior Zico forse.

E pensare che la storia di Olise è davvero unica. Nato in Inghilterra da padre nigeriano-britannico e madre franco-algerina e cresciuto calcisticamente nella Terra di Albione, raggiunta la maturità calcistica Olise si è trovato di fronte a una scelta che forse non ha precedenti: per lui infatti si sarebbero spalancate le porte di quattro nazionali, quella inglese, quella francese, quella nigeriana e quella algerina. Ha optato per quella francese, come ha spiegato lui in un’intervista, perché sin da piccolo il suo sogno era quello di vestire la maglia dei Blues.

Dopo essere esploso con la maglia del Reading, arriva la definitiva consacrazione con il Crystal Palace, prima dell’approdo al Bayern Monaco per 60 milioni di euro. Che per un giocatore del suo livello sono davvero noccioline, se pensiamo che la stessa cifra è stata spesa dalla Juve per comprarsi il triste, anzi tristissimo Koopmeiners.

In Germania Olise ha fatto un ulteriore passo avanti nel suo processo di maturazione, visto che peraltro con i suoi 24 anni è ancora giovanissimo.

In questa Coppa del Mondo, sta facendo vedere tutto il suo valore, “cose che noi comuni mortali…”.

Ora si abbassano i sipari per qualche giorno, che entrino pure i dinosauri che segnano caterve di gol contro gli Iraq e le Giordania di turno.

Per la gioia dei tifosi e delle grandi aziende che devono spremere ancora qualche milioncino da chi ha ormai imboccato da tempo il viale del tramonto.

Sabato fermi tutti, in religioso silenzio, ad aspettare Francia-Paraguay, per poter tornare ad ammirare ancora una volta il marziano che danza col pallone.

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