Il taccuino mundial del Corriere / Prima regola: meglio prenderle
TORONTO – Archie Moore è una figura mitologica della boxe dello scorso secolo. Soprannominato “La Vecchia Mangusta”, dal 1935 al 1963 vinse per ko 141 dei 220 match disputati. Leggenda narra che sul ring, per poter carburare, all’inizio dovesse subire, prendersi qualche bel cazzotto in faccia per svegliarsi e scaricare tutta la sua furia distruttiva. E più ne prendeva, più ne ridava. Nel 1958, a 44 anni, subì ben quattro atterramenti contro Yvon Durelle nei primi round, prima di vincere per ko all’undicesimo.
Nei Mondiali 2026 lo spirito della “Vecchia Mangusta” sembra rivivere più che mai. Fino a questo punto, infatti, si sono registrate 12 vittorie in rimonta, ed è stato stabilito il nuovo primato storico per una singola edizione della competizione, superando il record precedente di 11 partite ribaltate registrato nei Mondiali brasiliani del 2014.
I trentaduesimi ci hanno regalato alcune rimonte spettacoli. Dopo lo svantaggio iniziale subito dal Congo nel primo tempo, l’Inghilterra guidata da Tuchel ha ribaltato l’incontro grazie a una doppietta del capitano Harry Kane nei minuti finali (75’ e 86’).
Sotto di 0-2 fino all’85° minuto, il Belgio ha pareggiato in quattro minuti con Romelu Lukaku e Youri Tielemans. Quest’ultimo ha completato l’opera segnando il rigore decisivo al minuto 124, il gol vittoria più “tardivo” nella storia dei Mondiali. E il Brasile è andato sotto a sorpresa contro il Giappone per poi agguantare la qualificazione con un gol decisivo di Martinelli arrivato in pieno recupero.
Andando a spulciare i dati di tutte le edizioni del Mondiale, a partire dalla primissima del 1930 vinta dall’Uruguay, scopriamo che ci sono delle Nazionali abituate alla rimonta, mentre altre che fanno una maledetta fatica a ribaltare il risultato.
La medaglia d’oro in questa speciale classifica va al Brasile, che ha vinto 16 partite ai Mondiali dopo aver subito il primo gol dagli avversari. Al secondo posto troviamo la Germania, con 15 vittorie in rimonta, con la statistica che in questo caso non è venuta incontro ai tedeschi contro il Paraguay. Al terzo posto, a pari merito, ci sono Uruguay, Spagna e Olanda, tutte appaiate con 6 risultati ribaltati.
Prima di questi Mondiali, l’edizione con più vittorie in rimonta spettava all’edizione del 2014, con 11 partite ribaltate, e ai Mondiali francesi del 1998, con 10.
Ma il ribaltone sul campo non si è registrato solamente nelle fase a gironi o nelle gare a eliminazione diretta: nella storia della Coppa del Mondo infatti ci sono state sei finali terminate con una rimonta. Sei delle prime sette finali disputate nella storia del torneo hanno visto trionfare la squadra andata inizialmente in svantaggio, mentre nessuna finale dell’era moderna (dal 1978 in poi) è mai stata ribaltata completamente nei tempi regolamentari o supplementari.
Per farlo, ci sono voluti i calci di rigore. Parliamo ovviamente della finalissima del 2006, con gli azzurri passati in svantaggio per il rigore di Zidane e il seguente pareggio di Materazzi. Il ribaltone, in queste caso, è stato servito nella lotteria dei rigori.
Insomma, anche nel calcio come nella vita partire bene ti dà sempre un buon vantaggio. Ma a volte, per finire bene bisogna partire male. Altrimenti la molla non scatta, la furia della “Vecchia Mangusta” s’inceppa, e il pugno dell’avversario diventa il colpo del definitivo ko.
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