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Il taccuino mundial del Corriere / La regola della “semifinale fatale”: quando le favorite inciampano

TORONTO – Stade Vélodrome di Marsiglia, 16 giugno 1938. Va in scena la semifinale di questa terza Coppa del Mondo, con la sfida tra l’Italia campione in carica e il Brasile, squadra strafavorita per la vittoria finale. I carioca possono contare sul miglior giocatore del mondo, il super bomber Leonidas – inventore della rovesciata – e sono arrivati in Francia presentando un calcio rivoluzionario per gli standard europei, un calcio fatto di dribbling ubriacanti, tocchi di prima e qualità tecnica nettamente superiore.

La dirigenza brasiliana è talmente sicura di battere gli Azzurri di Pozzo che acquista tutti i biglietti aerei per i posti disponibili sul volo Marsiglia-Parigi, la città dove si sarebbe disputata la finale. L’arroganza brasilera è così evidente che il ct sella Selecao Adhemar Pimenta, decide di lasciare in panchina Leonidas, per farlo riposare in vista della finale: e all’epoca non si potevano fare cambi. Ma l’arroganza verdeoro viene pagata a caro prezzo: Gino Colaussi e Giuseppe Meazza affossano il Brasile, a cui nulla vale il gol della bandiera di Romeu. In finale ci va l’Italia – in treno… – dove travolge l’Ungheria 4-2, bissando il successo del 1934.

La figuraccia di Marsiglia è solo la prima di una lunga serie di semifinali fatali per le favorite: la sconfitta della Francia contro la Spagna in questi Mondiali 2026 non è quindi un caso isolato. La storia della Coppa del Mondo è piena di casi in cui la favorita inciampa in semifinale, a un passo dal traguardo.

Nel 1966 l’Urss di Lev Yashin (Pallone d’Oro in carica) è la favorita per la solidità difensiva e la vittoria dell’Europeo di pochi anni prima. La Germania Ovest del giovanissimo Franz Beckenbauer scardina la cortina di ferro sovietica vincendo 2-1 e ribaltando totalmente i pronostici della vigilia.

La grande Francia di Michel Platini subisce due pesantissime eliminazioni consecutive in semifinale sempre per mano della Germania Ovest. La più celebre è quella di Siviglia ’82, terminata ai rigori dopo un pirotecnico 3-3 nei supplementari.

Nel 1990 la nostra Italia sta volando sulle ali dell’entusiasmo delle Notti Magiche, trascinata dagli occhi spirati di Totò Schillaci, che come un Re Mida calcistico trasforma in gol ogni pallone toccato in area. In semifinale, al San Paolo di Napoli contro l’Argentina di Maradona, ci pensa l’improvvida uscita kamikaze di Walter Zenga a far pareggiare i conti, per poi crollare ai rigori.

Nel 2014, il Brasile padrone di casa ospita la Germania nella prima semifinale. Quella non fu una partita di calcio, ma una carneficina. I tedeschi vincono 7-1, la più pesante sconfitta della storia della Selecao, con i primi 5 gol segnati nei primissimi 29 minuti. Un’umiliazione talmente grande che nella ripresa la Germania abbassa il ritmo per rispetto degli avversari.

Nel 2006, otto anni prima, a piangere erano stati proprio i tedeschi, questa volta padroni di casa, contro gli Azzurri di Lippi che vinsero con i gol di Grosso e Del Piero.

Insomma, ai Mondiali molto spesso ha luogo il “fatal inciampo” in semifinale per quella che viene considerata la favoritissima del torneo.

Per quello che abbiamo visto in questa Coppa del Mondo, la Francia aveva tutte le carte in regola per arrivare fino in fondo e vincere la competizione. Ma sulla sua strada ha trovato una grande Spagna, messa in campo benissimo, con capitan Rodri a guidare le danze con un palleggio asfissiante e continuato e con Dani Olmo a ripulire le palle sporche e trasformarle in occasioni da rete.

Giusto così, la Roja ha strameritato di raggiungere la finalissima.

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