Diritti dei Cattolici, l’OCSTA sfida Calandra
TORONTO – L’OCSTA (Ontario Catholic School Trustees Association, Associazione dei fiduciari delle scuole cattoliche dell’Ontario) ha presentato il 12 agosto 2026 un’argomentazione convincente contro la proposta del ministro Calandra di modificare la governance dei Provveditorati di lingua inglese.
La proposta non fa riferimento ai consigli scolastici di lingua francese né a quelli i cui studenti sono principalmente (quasi esclusivamente) aborigeni. Farlo avrebbe potuto, a quanto si potrebbe sostenere, aprire un dibattito di natura “costituzionale”, con il rischio di riaccendere questioni di “diritti” profondamente divisive, così come lo sono state e continuano a esserlo le nostre storiche differenze intergiurisdizionali.
Invece, la proposta, e le risposte ad essa da parte degli interessati, si limita alla lingua inglese come unico criterio identificativo — nel contesto costituzionale — oscurando o ignorando così i diritti dei Cattolici sui quali si fonda, almeno per quanto riguarda l’Ontario, l’assetto costituzionale che rese possibile la Confederazione nel 1867.
Nella sua memoria, l’OCSTA ha fatto riferimento alle sue “ripetute richieste di avviare discussioni [che apparentemente sono state respinte] … per individuare misure pratiche volte a rafforzare la governance, la responsabilità e la trasparenza all’interno del sistema educativo finanziato con fondi pubblici della provincia”. Tale “sistema” rappresenta circa 32-41 miliardi di dollari di spesa annuale nel bilancio dell’Ontario.
La soluzione del ministro — ormai vecchia di oltre un anno — è stata quella di porre otto Provveditorati “sotto supervisione”, sospendere i rispettivi consigli locali di fiduciari, nominare supervisori part-time, a piena retribuzione, affinché apportassero alcuni tagli simbolici richiesti dal personale “responsabile delle infrazioni”, ponendo di fatto fine al procedimento a quel punto.
Secondo i dati più recenti di Statistics Canada, i Cattolici rappresentano ancora più del 22% della popolazione.
Sebbene non tutti i Cattolici possano, o scelgano di, mandare i propri figli nelle scuole cattoliche, tutti i cattolici, direttamente oppure attraverso i loro “rappresentanti riconosciuti”, hanno diritto a partecipare al processo che riguarda le loro scuole. L’OCSTA, fondata nel 1930 — curiosamente nel pieno di un’aspra controversia sui diritti delle scuole separate — è uno di tali rappresentanti.
L’associazione sostiene di rappresentare:
- 237 fiduciari eletti localmente provenienti da 29 Catholic District School Boards (CDSB);
- i CDSB, che educano più di 590.000 studenti, dalla scuola materna (JK) fino alla scuola superiore;
- oltre 59.000 insegnanti, personale di supporto scolastico e personale amministrativo;
- attività distribuite in 1.320 scuole, primarie e secondarie;
- più di 2,2 milioni di contribuenti cattolici che si identificano come tali ai fini fiscali.
Eppure proprio loro, i membri dell’OCSTA, sono stati esclusi dal dibattito che sminuisce, compromette e limita i “diritti e privilegi confessionali garantiti dalla sezione 93 del Constitution Act, 1867”.
Con un linguaggio inequivocabile, l’associazione chiede al ministro di ritirare la proposta. Nel suo documento, l’OCSTA sostiene che appoggiare tale proposta renderebbe chiunque complice di:
1. indebolire la natura “separata” dell’istruzione cattolica finanziata con fondi pubblici;
2. limitare i poteri dei fiduciari in questioni quali le assunzioni, la definizione dei bilanci, lo sviluppo dei programmi scolastici, l’acquisto e la localizzazione degli immobili, la contrattazione collettiva e altre questioni;
3. trasferire il potere di veto a funzionari non eletti;
4. ridurre la voce dei genitori e dei tutori degli studenti cattolici.
Nessuna di queste conseguenze della proposta rafforza la governance e la responsabilità dei Provveditorati. Perché, allora, viene presentata addirittura come una soluzione? Adesso cosa faranno?
Nelle foto in alto, da sinistra: Patrick J. Daly, Executive Director di OCSTA (foto: www.ocsta.on.ca) ed il ministro dell’Istruzione dell’Ontario, Paul Calandra (foto: Twitter X – @PaulCalandra)

