Dazi americani: fiato sospeso per la trattativa al foto finish
TORONTO – Fiato sospeso sul fronte dazi. È scaduta infatti da poche ore la deadline per trovare un accordo che impedisca l’entrata in vigore delle nuove tariffe volute da Donald Trump, una zavorra punitiva del 50 per cento su circa 800 prodotti canadesi per un valore annuo di circa 28 miliardi di dollari. Al momento in cui stiamo andando in stampa il negoziato, frenetico, è ancora in corso, ma non ci sono risultati significativi.
In queste ultime ore, secondo buona parte degli economisti, sono solamente tre le ipotesi sull’esito della trattativa tra Ottawa e Washington che sta andando avanti da più di un mese: un accordo al fotofinish – scenario che diventa sempre più improbabile con il passare delle ore e con l’avvicinarsi della deadline, 12.01am – un potenziale rinvio per volere diretto dell’inquilino della Casa Bianca e infine l’entrata in vigore immediata delle tariffe. Tre possibili sviluppi che sono stati messi in preventivo dall’esecutivo guidato da Mark Carney, che nei giorni scorsi ha lavorato per attivare sin da subito risposte adeguate da parte del governo di Ottawa.
In primo luogo occorre ribadire ad nauseam che il possibile accordo in zona Cesarini non mette fine alla guerra commerciale con gli Stati Uniti, visto che gli Usa hanno tuttora in vigore tariffe punitive che colpiscono il Canada in numerosi comparti del tessuto produttivo della nostra economia.
Nel caso in cui si materializzasse davvero una stretta di mano all’ultimo secondo l’esecutivo è pronto a voltare pagina per gettarsi a capofitto sulla seconda partita, che è anche quella più importante, sul rinnovo del Cusma. Il negoziato per il rinnovo dell’accordo di libero scambio, infatti, si trova in una fase di stallo, con Canada e Messico che hanno ribadito a più riprese di volere estendere il trattato per 16 anni, fino al 2024, e con gli States che continuano a frenare e ad alzare la posta in gioco.
Nel caso in cui, invece, Washington decidesse di rinviare l’entrata in vigore delle tariffe, il governo canadese raddoppierebbe gli sforzi per cercare di trovare la quadra, superare gli ostacoli emersi fino a questo momento e raggiungere un accordo: si lavorerebbe quindi sulle richieste americane, in particolare sullo stop della messa al bando degli alcolici Made in Usa, sulla fine dei dazi nel settore automobilistico e sulla possibile apertura del mercato dei latticini in Quebec. Questo negoziato e quello sul Cusma, ovviamente, verrebbero portati avanti parallelamente, cercando quindi di arrivare a una sintesi che porterebbe alla fine della guerra commerciale iniziata da più di 18 mesi.
La terza ipotesi, quella che Ottawa vorrebbe scongiurare, porta invece dritto dritto a una ulteriore escalation: tariffe americane, con il governo canadese che si troverebbe a dover attivare a sua volta contro dazi ritorsivi. Insomma, si alimenterebbe ancora una volta la spirale della contrapposizione che fino a questo momento non ha prodotto alcun risultato concreto. Ma in questo caso Carney e il suo esecutivo non avrebbero scelta, tenendo conto anche del fatto che le nuove tariffe americane colpirebbero dei prodotti che in questi 18 mesi hanno goduto della protezione del Cusma.
Se così fosse, lo stesso accordo di libero scambio nordamericano diventerebbe carta straccia, almeno fino a quando non cambierà l’inquilino della Casa Bianca. Sono ore di grande incertezza, visto che quello che accadrà provocherà conseguenze significative per la nostra economia.

