Canada

Cusma, negoziato a rilento allarme prima scadenza

TORONTO – Molto difficilmente i negoziati per il rinnovo del Cusma porteranno a un accordo entro la scadenza di luglio. Tra gli analisti e gli addetti ai lavori si dà ormai per scontato che Canada, Stati Uniti e Messico non saranno in grado di superare gli ostacoli emersi durante la trattativa entro il primo luglio, che nella tabella di marcia per il rinnovo dell’accordo di libero scambio rappresenta la data di inizio della joint review. A livello pratico in effetti non cambierà quasi nulla: il Cusma continuerà ad essere operativo anche dopo quella scadenza, ma il trattato entrerà in una fase di attuazione provvisoria sine die. Di fatto, se le tre parti non riuscissero a formalizzare il rinnovo, il trattato dovrà essere riposto in esame con cadenza annuale, aggiungendo ulteriore incertezza a un clima già estremamente fragile.
D’altro canto il Canada è stato il primo Paese a scoprire le carte: la scorsa settimana, in concomitanza con la visita a Washington del ministro al Commercio Canada-Usa Dominic LeBlanc, il governo di Ottawa ha presentato la richiesta formale di rinnovo del trattato, che in caso di via libera condiviso verrebbe automaticamente esteso fino al 2042.
Se il Messico si è defilato, continuando la sua trattativa parallela con Washington, gli Stati Uniti non si sono degnati nemmeno di fornire una risposta. Ma alla Casa Bianca è evidente che l’amministrazione Trump sia intenzionata ad apportare delle modifiche profonde all’accordo di libero scambio entrato in vigore nel 2020, durante il primo mandato presidenziale del magnate di New York.
Lo stesso presidente americano, nei mesi scorsi, ha più volte minimizzato l’importanza commerciale del Cusma, sottolineando come gli Stati uniti possano tranquillamente farne a meno a differenza del Canada e del Messico, le cui economie – secondo l’inquilino della Casa Bianca – dipendono totalmente dal Cusma stesso.
Ora si tratta di capire, per il governo guidato dal primo ministro Mark Carney, come cercare di ricucire gli strappi con Washington in quesi settori che impediscono di arrivare all’accordo: un nodo da sciogliere è quello sulla componentistica auto e in particolare sul contenuto d’origine, un altro è quella delle quote riservate dal Canada al proprio settore dei latticini e del pollame, un tema questo sollevato a più riprese dall’amministrazione Usa.
E resta da capire, inoltre, quale sarà il destino dei dazi doganali imposti da Trump all’inizio del suco secondo mandato presidenziale. Per il governo canadese la guerra delle tariffe sarà superata solamente quando si troverà la quadra sul Cusma, ma per Trump e i suoi stretti collaboratori i dazi imposti sui prodotti canadesi sono invece destinati a rimanere attivi anche in caso di rinnovo dell’accordo di libero scambio: le tariffe – è questo il ragionamento del tycoon americano – sono parte integrante della nuova strategia commerciale degli Stati Uniti e per questo, Cusma o non Cusma, i dazi non si toccheranno, almeno non nel futuro immediato.

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