Nuove scoperte archeologiche
nel veronese

di Sebastiano Bazzichetto del April 21, 2021

VERONA – Valpolicella non significa solo vini.

Ed è vero anche che, solitamente, siamo abituati a leggere di lavori per la linea metropolitana nella capitale ed ecco che compare un capitello, una pavimentazione a mosaico, una parete con lacerti di affreschi.

Ma anche tra le colline veronesi ricoperte di vitigni la presenza degli antichi romani è viva.

A Negrar (Verona) i primi casuali ritrovamenti di quella che si rivelerà essere una domus romana sono della fine dell’800.

La villa viene scavata con più dovizia nel 1922 dall’archeologa Tina Campanile, la prima donna ad essere stata ammessa alla Scuola Italiana di Atene.

La villa romana conosce ora una nuova stagione di scavi, con nuovi mosaici riportati alla luce.

Nel 2020 si erano individuati una seconda volta i mosaici interrati. Impresa non facile, tra i filari di amarone, perché i documenti del 1922 peccavano di un piccolo ma fondamentale dettaglio: la geolocalizzazione.

In questo 2021 possiamo parlare invece di uno scavo in piena regola: un’indagine ad ampio raggio per comprendere la planimetria della villa romana, ad oggi conosciuta solo in modo parziale.

Intorno al 10 aprile scorso sono comparse anche delle tombe: un adulto e due bambini. Il ritrovamento potrà raccontare la cosiddetta microstoria, quella di chi nelle altisonanti pagine della Storia non lasciano traccia: le classi meno abbienti, i mezzadri, i pastori, le donne, i bambini.

I resti ritrovati, databili agli inizi dei lunghi secoli del Medioevo, ci parlano di come gli individui all’epoca venissero sepolti in maniera casuale, tra i campi.

E in quegli stessi campi gli archeologi hanno trovato anche tracce del cosiddetto aratro pesante, con solchi che hanno inciso in profondità, senza saperlo, proprio il pavimento di quella che era stata una domus signorile.

Lo scavo è coordinato dal Soprintendente Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Verona, Rovigo e Vicenza, Vincenzo Tinè, e diretto scientificamente dall’archeologo Gianni De Zuccato.

Con i mesi e gli anni a venire si scoprirà sempre di più sulla vita della villa romana e della sua esistenza e fruizione nell’alto medioevo.

Insomma, non sarà più il solito amarone.

Nella foto le tombe dei bambini ritrovate nello scavo della villa romana di Negrar (Verona)

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